Cambia la gestione del vivaio della Fiorentina. Nazione: "La linea è quella percorsa dal Real Madrid"
Braschi è infatti il sesto Primavera campione d'Italia ad aver salutato definitivamente Firenze
Il vivaio viola cambia pelle. E lo fa senza rinunciare ai suoi talenti ma scegliendo una strada diversa per accompagnarli nel calcio dei grandi. L'ultima fotografia è stata quella di Riccardo Braschi , dieci anni di Fiorentina alle spalle e lo scudetto Primavera appena conquistato, ora ceduto al Thun per 1,2 milioni di euro. Una partenza che racconta molto più di una semplice operazione di mercato: il classe 2006, finito al centro delle discussioni per il poco spazio trovato nella scorsa stagione in prima squadra, lascerà Firenze a titolo definitivo ma con la Fiorentina che si è riservata un diritto di recompra per i prossimi due anni.
Non è un caso isolato: Braschi è infatti il sesto Primavera campione d'Italia ad aver salutato definitivamente Firenze. Prima di lui hanno fatto le valigie Luis Balbo, Gianmarco Angiolini, Gabriele Bertolini, Gabriele Conti e Giorgio Puzzoli. E il discorso si allarga anche alle altre pianticelle cresciute nel vivaio e già reduci dai primi assaggi di professionismo: Lorenzo Amatucci, Lorenzo Lucchesi, Jonas Harder, Filippo Distefano, Alessandro Bianco, Luigi Morazzini e Leonardo Baroncelli.
Operazioni che, complessivamente, hanno portato nelle casse viola 10 milioni di euro. Numeri importanti ma che sarebbe un errore leggere come una fuga dal progetto giovani. Semmai raccontano una Fiorentina che ha cambiato il modo di gestire il passaggio più delicato, ovvero quello tra la Primavera e il professionismo. La linea è quella, strategica, già percorsa dal Real Madrid: lasciare che il talento cresca anche lontano da casa senza perdere il controllo sul suo futuro. Nico Paz è uno degli esempi più noti, Victor Valdepenas uno dei casi che riguardano direttamente il mondo viola. La logica è semplice: meglio due anni giocati davvero nello stesso ambiente che una successione di prestiti senza continuità e garanzia di giocare.
Per il ragazzo significa avere tempo per diventare calciatore, per la Fiorentina poter osservare la crescita da vicino e, quando previsto, conservare una via per riportarlo a Firenze. Dove la recompra non è possibile, resta infatti spesso una percentuale sulla rivendita. Non tutti , naturalmente, seguono questa strada visto che sono già quattordici le operazioni in prestito concluse dalla Fiorentina con giovani di proprietà, da Kouadio a Martinelli, da Rubino a Deli fino ad altri protagonisti dell'ultima Primavera campione d'Italia. Due formule diverse, dunque, per una stessa convinzione: il vivaio non deve essere solo un punto di arrivo, ma il primo tratto di un percorso. Lo scrive La Nazione.