Pochissima roba, la Fiorentina. Ma questa è. Il punto salvavita evita che la settimana si carichi di eccessiva tensione, considerando anche che domenica questa squadra un po’ improvvisata va a giocare in casa della Lazio. Grazie Chiesa, insomma, che (contratto a parte) continua a giocare un’altra partita col suo fare calcio che poco c’entra con tutto il resto. Federico è l’anima meravigliosa di una Fiorentina imperfetta. E’ una ragione per immaginare e fantasticare su un domani migliore, il senso di quell’imprevedibilità che serve a cercare nel pallone qualche cosa che somigli a un’emozione. Chiesa è la possibile garanzia che un giorno proprietari e dirigenti decidano (sarà mai possibile?) di far crescere intorno a lui un’idea di squadra con qualche ambizione. I contratti sono fatti di soldi, ma le decisioni sul futuro seguono anche l’ambizione personale. Chiesa junior conosce la gratitudine, e con lui la sua famiglia. Il buon senso gli ha suggerito una scelta: meglio crescere qui dove è un gioiello prezioso e intoccabile, piuttosto che barattare a vent’anni un ruolo di leader con una panchina in un top team.

Non contano solo i soldi, però nessuno può pensare che il ragazzo resti qui a lungo senza una squadra che gli cresca intorno. In questo senso la sua presenza porterà prima o poi a una scelta: se tornare a competere per l’Europa, o adagiarsi nel piattume. Vedremo. Intanto, ecco un punto che serve a restare almeno svegli e a non deprimersi troppo ma solo un po’. La partita racconta di un calcio molto confuso e di scelte quantomeno curiose, come quella di togliere Chiesa e Dias dagli esterni (dove possono fare le cose migliori) e puntare su un 4-3-1-2 che ha imbottigliato la squadra per un tempo e lasciato Simeone a vagare senza meta per un bel po’. Poi sono cambiate le cose e la Fiorentina ha iniziato a prendere in mano una partita comunque tecnicamente abbastanza mediocre. L’avversario era motivato e Semplici è uno che ci sa fare. Evitare la sconfitta era importante ma non era facile. Grazie Chiesa, allora. (…)

L’articolo integrale di Benedetto Ferrara in edicola con La Repubblica

 

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