Il Corriere Fiorentino ci fa un resoconto dell’evento di presentazione del docu film di Batistuta. Varcando la porta della Sala Cosimo I in Palazzo Vecchio, Gabriel Batistuta ha sgranato gli occhi e si è battuto il pugno sul petto. Si è emozionato vedendo tante persone arrivate lì per lui. «Qualche giorno fa parlavo con mia moglie Irina, soltanto adesso ho capito perché i tifosi si sono arrabbiati tanto quando sono andato a Roma». Già, il tempo però ha curato la ferita. In questi giorni Gabriel gira per Firenze con una troupe televisiva diretta dal regista Pablo Benedetti con l’intento di raccogliere immagini e testimonianze del suo trascorso in città. Nella primavera 2019 uscirà il docufilm «El numero nueve», la storia della sua carriera. Ma soprattutto della sua vita, dei gravi problemi alle caviglie che non lo facevano camminare, di quei momenti della sfera privata che soltanto in pochi conoscono. Saranno Sky o Netflix, due colossi del settore, a trasmettere il docufilm. Il viaggio a Firenze, o meglio «casa mia» come dice lo stesso Gabriel, è anche l’occasione per analizzare l’attualità della Fiorentina e della Roma. L’incontro arriva, infatti, proprio a pochi giorni dalla sfida fra le due ex squadre dell’argentino. «Non so se sarò allo stadio, sono qui per lavorare, ma sarebbe bello esserci», scherza l’argentino. «Si sfideranno Dzeko, che è esperto e forte, e Simeone che lavorando come sa farà grandi cose. Conosco il suo carattere, è come quello di suo padre col quale ho combattuto mille battaglie sportive con l’Argentina». Firenze e Roma erano nel suo destino, prima ancora di indossare le maglie viola e giallorossa. «Quando ero ragazzo venni a giocare il torneo di Viareggio. Arrivato all’aeroporto di Roma mi feci una foto con un cartello che, quando ho vinto lo scudetto nel 2001 tanti anni dopo sono andato a prendermi. poi sono andato a prendermi. E poi la prima partita fra squadre italiane che ho visto è stata fra loro». E pensare che le prime impressioni di Firenze non lasciavano presagire una bellissima storia d’amore. «In Argentina i palazzi vecchi vengono abbattuti per lasciar spazio a quelli nuovi, quando giunsi qui per la prima volta notai che tutto era antico. Col tempo ho imparato ad apprezzare la bellezza e anche la gente». La sua esperienza viola stata lunga, in molti si augurano che Chiesa possa ricalcarla. «Tutti i professionisti vogliono fare carriera. Non posso dare consigli a Federico, io so che per me rimanere è stata la cosa migliore. Mi piaceva difendere la città e rappresentare il viola in giro peril mondo. Tutto questo mi ha fatto sentire vivo anche se non vincevo. Sono molto contento anche per Pezzella, un altro argentino che indossa la fascia di capitano come abbiamo fatto Passarella ed io». L’unico rammarico oggi è di non aver mai avuto un incarico da dirigente nella società del suo cuore. Bati però ne parla col sorriso: «Io come Totti? Ormai è tardi, il tempo passa e ognuno prende la sua strada. Io ho la mia vita a Reconquista. In passato ci ho sperato ma ora mi sono messo l’animo in pace ma non ce l’ho con nessuno». Tutto questo però non gli ha fatto dimenticare la città dove torna almeno due volte l’anno. Il prossimo viaggio è già fissato: febbraio 2019. Il primo di quel mese compirà 50 anni. «Ho assistito alla chiamata di Gabriel a Diego Maradona per il suo compleanno che ha compiuto 58 anni», ha raccontato il sindaco Dario Nardella che, proprio in quel momento, ha avuto una splendida idea. «Abbiamo deciso che il nove febbraio festeggeremo con Gabriel qui a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento». Soltanto Antognoni ha avuto l’onore di celebrare lì i suoi sessant’anni. Non c’è distanza che possa tenere Bati lontano da Firenze