Abbiamo ricevuto una testimonianza di Empoli-Fiorentina, derby del 1987 che ha dato vita a mille battaglie e mille rivalità. Questo il racconto:

“Era la prima volta che andavamo ad Empoli in quanto quello fu il primo anno di Serie A della compagine della Valdelsa.
Decidemmo tutto il Venerdì sera. Venne il Bambolo al Mille Luci a dirci che il Collettivo aveva deciso di affrontare la trasferta in motorino.
Sarebbero passati dall’Indicatore a prendere tutti quelli che si sarebbero uniti a loro.
Ci preoccupammo, noi del Mille Luci, di avvertire quelli di piazza Scarlino e del bar Canario.
Come al solito partimmo con largo anticipo.
Non ricordo molto bene cosa successe quella mattina; sono passati 30 anni (era il campionato 1986/1987); molto probabilmente non venne a prenderci tutto il gruppo ma solo una delegazione (la sede del Collettivo a quel tempo era all’Isolotto e venire fino all’Indicatore per andare a Empoli non era proprio comodo), oppure noi, anarchici come eravamo, decidemmo di staccarci dal grosso del serpentone come, del resto, facevamo spesso.
Fatto sta che ad un certo punto tagliammo per Artimino. La solita ventina di pazzi che veniva dalle zona di Peretola, Novoli, Brozzi e Rifredi (uno anche da Pistoia) ci venne dietro.
Non fu una bella trasferta, la giornata era grigia e perdemmo 1 a 0.
In quella circostanza con l’Empoli non c’era nessuna rivalità, li consideravamo, sia la squadra che i tifosi, con la presunzione tipica fiorentina, come dei fratellini minori.
Invademmo Empoli con smargiassate tipo entrare allo stadio senza biglietto e prepotenze varie, riuscimmo anche a prendere dei pezzi di stadio, tanta era la superficialità che ci attanagliava in quegli anni. Perdemmo e tornammo a Campi, mesti.
Fu dopo quella giornata che tra Fiorentina e Empoli si disputarono veri derby e nacque la rivalità attuale, con gli empolesi che intonavano, nelle partite seguenti a quella, cori di disprezzo e di rabbia nei nostri confronti.

Non so oggi ma a quel tempo la Fiorentina era, per noi di Campi, anche un modo per ritrovarsi tra i soliti grulli, “quelli della balaustra”.
Eravamo, noi dell’Alcool Campi una decina di gruppi coesi che si ritrovavano ognuno nel proprio bar o casa del popolo.
Nel nostro gruppo, per esempio, vivevamo in tre nello stesso appartamento e dividevamo tutto come fratelli.
Se da una parte c’era la fratellanza e la spensieratezza della gioventù, dall’altra c’è il ricordo di chi ci ha lasciato anzitempo: Domenico, Antonio, i due Stefano, il Naffe e potrei continuare.
L’ultimo il buon “Taddo”.

Sandro”

Matteo Fabiani

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