“A Mantova in motorin! La Curva Sud invita tutti i tifosi dell’Hellas Verona a presentarsi sotto la curva muniti di motorin per seguire ancora una volta i gialloblu lontano dal Bentegodi. Ritrovo ore 10:00”. E’ stato un vecchio volantino, ritrovato per caso sul web, a risvegliare in noi un senso di malinconia misto a nostalgia che stasera ci costringe a naufragare nei pensieri. “Vecchie favole di un’epoca un po’ più in là” direbbe un cantante che a Verona deve tutto, ovvero Umberto Smaila il quale, assieme ai Gatti del Vicolo Miracoli, scrisse la canzone “Verona Beat”, vero e proprio inno di una città la cui realtà risiede ben al di fuori degli standard italiani. Un mondo a parte, Verona è stata ed è ancora così, splendente ed esagerata.

Ma, dicevamo: “Vecchie favole di un’epoca un po’ più in là”, favole che ci raccontano di un altro modo di vivere, più spericolato forse, ma senza dubbio più libero. La trasferta in motorino è una di queste favole, senza casco e con i capelli al vento, le tifoserie percorrevano l’autostrada in corteo sui loro motorini per 40-50 chilometri. La vera essenza di partite come Mantova-Verona, ma anche Empoli-Fiorentina, dunque, era proprio questo: la passione e l’avventatezza di giovani che inforcavano i loro mezzi a due ruote con le bandiere sulle spalle e con pochi spiccioli in tasca.

No, più passa il tempo e meno vedremo cose del genere. Anzi. A dire il vero, con il passare del tempo stiamo letteralmente perdendo la consapevolezza del valore del “contatto umano”. Apparentemente più inserito nel contesto mondiale, ma sempre più solo, l’uomo-tifoso si ritrova così a dover pensare che il tempo corre, inesorabilmente, e che la bellezza che solo un attimo di vera libertà può dare, presto potrebbe diventare solamente una “vecchia favola”.

Non resta altro che naufragare nei pensieri, crogiolandosi nei racconti di genitori e nonni sulle loro vite così distanti da quelle delle nuove generazioni? Forse, noi intanto questa sera abbiamo voluto ricordare che esisteva un’epoca in cui era possibile sentire il calore della società, pelle contro pelle, senza filtri e senza schermi, e che a Mantova o a Empoli si poteva anche andare in motorino.

Tommaso Fragassi

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