Josip Ilicic non sarà il primo e probabilmente nemmeno l’ultimo dei campioni (o presunti tali) approdati a Firenze fra grandi aspettative salvo poi andarsene fra l’indifferenza ed il malcontento popolare. Certo è che quando ciò accade la delusione si mescola al rimpianto al solo pensiero di tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Ci si interroga sul motivo per il quale gli eventi abbiano preso una determinata piega ma tuttavia, nella disperata ricerca di una risposta, si rischia di brancolare – e perdersi – nel buio di ciò che è stato e che mai sarà.

Giovane, talentoso, un sinistro devastante (sopratutto sui calci da fermo), già tre stagioni di esperienza in Italia condite da 25 gol. Tante reti, alcune pesanti ed altre rifilate proprio alla Fiorentina che decide di portarselo a casa. È con questi presupposti che il fantasista classe ’88 arriva alla corte di Vincenzo Montella nell’estate del 2013 per una cifra prossima ai 9 milioni di euro.

Josip firma un contratto di cinque anni e, deludendo precocemente le aspettative, parte in sordina. Una stagione di ambientamento, poi un’altra (2014/15) a due facce: un pessimo girone d’andata che porta lo sloveno sulla graticola di società – decisa a privarsene mettendolo sul mercato – e tifosi, con fischi assordanti ad ogni sui uscita dal terreno di gioco. Poi l’incontro, nell’estate 2015, con il nuovo allenatore Paulo Sousa. Il feeling fra i due è evidente, tanto che il portoghese si espone in prima persona per garantire la sua permanenza a Firenze. La partenza è da urlo e la Viola veleggia al primo posto in classifica trascinata proprio dalle magie del numero 72 che, finalmente, sembra aver raggiunto il pieno della maturità calcistica.

Il resto poi è storia recente: il giocattolo si rompe, la Fiorentina di Sousa si sgonfia e lo spumeggiante talento di Ilicic torna ad essere annacquato dalla discontinuità e da un atteggiamento fin troppo apatico, passivo e svogliato che a più riprese gli è stato rinfacciato.

Ed eccoci dunque al capolinea. Ilicic – salvo sorprese dell’ultimo minuto – se ne andrà al termine della stagione. Se ne andrà con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto che attualmente lo lega alla Fiorentina che, dal canto suo, cercherà di monetizzare il più possibile dalla cessione di quello che, ad appena 29 anni, resta uno dei talenti più cristallini ed inespressi della Serie A.

Se ne andrà Ilicic, e non sarà né il primo né l’ultimo a farlo. Se ne andrà senza lasciare traccia e, nemmeno in questo, sarà il capostipite o l’ultimo di una lunga serie. Se ne andrà senza che nessuno alzi la voce, senza polemiche, senza parole al veleno (del resto di parole dalla sua viva voce ne abbiamo sentite davvero poche). Se ne andrà, si, ma lascerà un’eredità su cui meditare, poiché sulla continuità (come sulla condizione fisica) si può sempre lavorare, ma il talento (quello puro) non si può comprare sul mercato e prima di privarsene sarebbe opportuno riflettere attentamente, sopratutto di questi tempi…

Gianmarco Biagioni

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