Come si fa a vincere alla roulette? Come si aumenta il proprio margine di probabilità di vittoria? Devono essere state queste le domande che ossessivamente si è posto lo scienziato Albert Einstein osservando e studiando il funzionamento del disco a 37 numeri, accumulando tentativi su tentativi alla ricerca di una risposta, una costante, un dato osservabile, e infine arrendendosi con quella formula passata alla storia che è:

“L’unico modo per battere la roulette consiste nel rubare i soldi mentre il croupier non guarda”.

Così uno dei fisici più brillanti della storia dell’umanità depose le armi di fronte all’inattaccabile sistema di quella ruota numerata. La questione è che in linea teorica l’unico a poter vincere alla roulette è il banco. Cerchiamo di spiegare uno step alla volta perché sia matematicamente impossibile stabilire una strategia di gioco con un ragionevole margine di guadagno, e cosa conviene fare in alternativa alla tattica suggerita da Einstein.

Le probabilità sono sempre le stesse
Chiunque abbia giocato qualche volta alla roulette avrà notato che c’è sempre qualche giocatore intento a segnare la sequenza dei numeri usciti, o un sistema telematico che provvede alla registrazione. Allo stesso modo anche nel gioco del lotto sono sempre stati segnalati i “numeri ritardatari”, quelle cifre che non venivano estratte da più tempo rispetto a tutti i 90 numeri.

Probabilmente molti hanno spesso utilizzato come strategia per questo tipo di giochi il puntare ripetutamente su quella cifra non ancora uscita finché questa non venisse estratta. Ma ha senso questo tipo di tattica?

No, perché almeno nel caso di questi specifici giochi, i numeri non hanno memoria.
Credere che le sequenze passate possano influenzare quelle future è in qualche modo simile al dire che una coppia con tre figlie femmine darà al mondo un quarto figlio maschio. Può darsi, ma le possibilità sono sempre al 50%.

Ma restiamo sul gioco, e proprio sulla roulette: stiamo affrontando una sessione di gioco in cui giochiamo al raddoppio puntando su nero o rosso (una scommessa che raddoppia la posta). Dopo una sequenza di otto neri consecutivi saremmo tentati dal puntare tutto sul rosso, ma in realtà le probabilità che esca ancora nero sono sempre le stesse. In pratica:

• le probabilità che esca 9 volte consecutive nero sono 1/29 cioè 1 su 1024.

• le probabilità che esca in quel nono tiro un nero sono sempre ½ cioè 1 su 2 (50%).
Il sistema Martingala ha un grosso difetto

Il grosso difetto è che alla lunga non funziona. Come molti sapranno il principio di questa scommessa è raddoppiare la posta ogni volta che si perde, in modo da recuperare tutto (in caso di vincita) e mantenere un saldo positivo. Ma il presupposto su cui si fonda è quello che abbiamo spiegato in precedenza, quindi un presupposto errato. Diciamo di voler scommettere sul dispari alla roulette usando il Martingala (metodo che prende il nome da un processo tra i più semplici nella teoria della probabilità):

2€ su dispari, sconfitta= 0€
4€ su dispari, sconfitta= 0€

8€ su dispari, sconfitta= 0€
16€ su dispari, vittoria= 32€
Con l’ultima vittoria abbiamo vinto 32 euro, ne abbiamo giocati 30 e quindi abbiamo guadagnato 2 euro. Questo schema applicato a puntate più consistenti può generare un profitto interessante. C’è un ‘però’: non si può raddoppiare la posta all’infinito.

Tanti i giocatori e i blogger di settore che nel corso degli anni hanno ideato test per ‘stressare’ il Martingala. Ponendo come ipotesi che un casinò online o fisico accetti una puntata iniziale da 10 centesimi, se dovessimo perdere 14 volte consecutive avremmo bisogno di raddoppiare puntando intorno ai 1600 euro, una giocata che almeno i casinò online non accettano e di cui molti scommettitori d’altra parte potrebbero non disporre.

Ma è spontaneo chiedersi: quante volte può uscire una sequenza di 14 neri o rossi, di 14 pari o dispari? Tramite un generatore automatico di 30.000 giocate pare che accada sufficienti volte da generare sempre un passivo.

Alla larga dal doppio zero
Non dimentichiamoci poi che il disco della roulette non è metà nero e metà rosso, ma c’è anche il tassello verde dello zero. Nella roulette francese (36 numeri più uno 0) quando la pallina si ferma sul verde allora il croupier congela le puntate secondo la regola ‘En Prison’ e i giocatori possono decidere di riprendersene la metà con la regola ‘La partage’ (perdendo l’altra metà).

Nella roulette americana (36 più uno 0 e un 00) quando la pallina va sui due tasselli verdi la puntata è persa a meno di aver puntato proprio su quelli.

Per farla breve gli 0 sono prevalentemente amici del croupier e quindi del banco. In una ruota francese le possibilità di uno 0 sono al 2,72%, per quella americana sono al 5,44%. Questa percentuale gioca a fare del banco, il che spiega perché alla lunga questo sia sempre destinato a trarre profitto dal gioco.

In sintesi
Quindi la roulette è un gioco truccato a favore del banco, che sulla distanza non lascia alcuna possibilità di guadagno, anzi. Che senso a giocarci? Il senso, se serve, è la fascinazione che questa elegante ruota esercita da sempre su chi si siede al suo tavolo. Ma non immaginiamola come una sirena cattiva che attira verso gli scogli e lo schianto, sta a noi fare le scelte giuste per gestire bene questo divertimento.

In pratica: evitiamo la lunga distanza e puntiamo su sessioni di gioco corte.

Diamoci un budget limitato e scegliamo quanto tempo deve durare il nostro sedersi al tavolo. La nostra base di tempo e soldi non dev’essere mai sforata. È fondamentale. In tal senso il gioco online è quello che aiuta di più visto che possiamo contare su strumenti come il tetto massimo di ricarica settimanale, che previene danni in momenti di bassa lucidità. Oltre a questo c’è la comodità unita ad una scelta uguale o superiore a quella di un casinò (tipo questa super roulette che ha un diamante al posto del doppio zero).

Insomma sicurezza, scelta, comodità. Tu però non dimenticare di metterci la testa.