Scugnizzo Viola: “Vanoli, basta! O non vedi i tuoi giocatori o non sai cosa fartene”
Oulai e Pedro Gonçalves cambiano le partite, ma continuano a partire dalla panchina. A questo punto, il problema non sono più i giocatori: è l'allenatore
Vanoli, basta! Così non si può andare avanti
Diciamocelo senza girarci intorno: io di Paolo Vanoli comincio ad averne abbastanza.
E non perché abbiamo pareggiato con l'Atalanta o perché ieri abbiamo vinto 4-2. Anzi, proprio le ultime due partite sono la dimostrazione più evidente di quello che non riesco più a capire: Vanoli continua a non vedere, o a non voler vedere, giocatori che quando entrano in campo cambiano completamente il volto della Fiorentina.
Contro l'Atalanta è stato Oulai a dare una svolta alla partita e a contribuire al 2-3. Ieri, nel momento in cui serviva cambiare marcia, sono entrati Oulai e Pedro Gonçalves: il primo ha portato strappi, personalità e verticalità; il secondo ha illuminato il gioco con una giocata magistrale, un assist straordinario e un'altra partecipazione decisiva.
E allora la domanda è una sola: ma Vanoli, questi giocatori, li vede oppure no?
Perché non stiamo parlando di due sconosciuti arrivati per caso. Sono calciatori sui quali la società ha investito soldi importanti. Eppure continuiamo a vedere una Fiorentina che si trascina in mezzo al campo, con un centrocampo che troppo spesso sembra un'ameba, incapace di creare gioco, accelerare e verticalizzare.
Poi entrano quelli che Vanoli sembra non considerare e, improvvisamente, la partita cambia.
A questo punto non è più una semplice scelta tecnica. È una questione di idee, di coraggio e, soprattutto, di capacità di leggere la propria squadra.
Oulai e Pedro Gonçalves: ma Vanoli li vede oppure no?
Pedro Gonçalves ieri è stato magistrale. Un grande assist e un altro contributo determinante alla costruzione di un'azione da gol. Ha dato qualità, imprevedibilità e quella capacità di inventare qualcosa che troppo spesso manca alla nostra manovra.
Oulai, invece, ha portato quello che chiediamo da tempo: capacità di saltare l'uomo, coraggio, accelerazioni e soprattutto verticalità. Finalmente qualcuno che prende palla e prova ad andare avanti, anziché limitarsi a un passaggio orizzontale o all'ennesimo appoggio all'indietro.
E qui arriviamo al problema.
Perché Vanoli, in più occasioni, ci ha fatto intendere di non vedere determinate soluzioni in questi giocatori. Non ha necessariamente detto apertamente che non li considera, ma le scelte e le dichiarazioni hanno trasmesso questa sensazione.
Eppure il campo, almeno nelle ultime due partite, ci sta raccontando qualcosa di diverso.
Non stiamo parlando di giocatori arrivati per caso o di scommesse pescate all'ultimo minuto. Stiamo parlando di calciatori sui quali la società ha investito risorse importanti. Giocatori che devono avere la possibilità di dimostrare il proprio valore, non soltanto qualche minuto quando la partita è già compromessa o quando l'allenatore è costretto a cambiare.
Il centrocampo ameba e il problema del gioco
E allora parliamo anche del nostro centrocampo.
Perché continuare a insistere su un reparto che, con Fagioli, Ndour e Brescianini, troppo spesso non riesce a produrre gioco, ritmo e verticalizzazioni?
Non è una questione di accanimento contro i singoli. Sono giocatori che possono avere le loro qualità e che possono tornare utili alla squadra. Ma una cosa è avere buoni calciatori, un'altra è costruire un centrocampo che funzioni.
E oggi, troppo spesso, quello che vediamo è un reparto che accompagna la partita senza determinarla. Poca velocità, poca capacità di rompere le linee, pochi palloni giocati in avanti con coraggio.
Poi entrano Oulai e Pedro Gonçalves e improvvisamente la Fiorentina sembra avere un'altra marcia.
Ma allora perché non partire da lì? Perché non provare a costruire una squadra che sfrutti davvero le caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione?
Un allenatore deve anche saper cambiare idea. Deve avere il coraggio di riconoscere quando una scelta non funziona e quando un calciatore merita più spazio. Non può diventare prigioniero delle proprie convinzioni.
Vanoli non può vivere di rendita
E c'è un altro aspetto che non voglio dimenticare.
L'anno scorso Vanoli è subentrato a stagione in corso. Ha preso una squadra in difficoltà e ha disputato un girone di ritorno positivo, arrivando a un rendimento da ottavo posto. Un lavoro che gli va riconosciuto, senza ombra di dubbio.
Ma quest'anno la situazione è diversa.
Vanoli è arrivato dopo appena tre giornate. Ha avuto molto più tempo per conoscere la rosa, lavorare sul gruppo, individuare le soluzioni tattiche e costruire la sua Fiorentina.
Non può continuare a comportarsi come se fosse ancora un allenatore arrivato in corsa, costretto a raccogliere i cocci di qualcun altro.
Il tempo per lavorare lo ha avuto. La rosa, con tutti i suoi limiti, gli mette a disposizione diverse soluzioni. E la società ha investito parecchio per costruire questa squadra.
Adesso bisogna vedere i risultati del lavoro.
Perché non basta ripetere quello che ha funzionato l'anno scorso. Non basta riproporre gli stessi meccanismi, le stesse gerarchie e le stesse scelte. Il calcio va avanti, le squadre cambiano e gli allenatori devono avere la capacità di evolversi.
Altrimenti il rischio è quello di rimanere prigionieri di un gioco limitato.
La vittoria non cancella le domande
Sia chiaro: sono contento per il 4-2. Sono contento per la reazione della squadra e per aver visto finalmente alcuni giocatori incidere come ci aspettavamo.
Ma non voglio che una vittoria diventi una coperta sotto la quale nascondere tutti i problemi.
Anzi, proprio questa vittoria dovrebbe far riflettere ancora di più. Perché se Pedro Gonçalves e Oulai possono cambiare la partita in questo modo, allora è legittimo chiedersi perché non abbiano avuto prima maggiore spazio e fiducia.
Non possiamo continuare a vedere una Fiorentina che sembra addormentata per lunghi tratti e poi si accende soltanto quando arrivano dalla panchina giocatori capaci di saltare l'uomo e attaccare gli spazi.
Un allenatore non deve soltanto scegliere undici giocatori. Deve mettere i migliori nelle condizioni di esprimersi.
E se le sue convinzioni gli impediscono di vedere quello che il campo gli sta mostrando, allora il problema diventa serio.
Vanoli, il tempo degli alibi è finito
Ma una conclusione, almeno io, l'ho già maturata.
Paolo Vanoli, oggi non sei l'allenatore che questa Fiorentina ha bisogno di avere.
E non basta vincere una partita per cambiare il giudizio. Non basta un 4-2, soprattutto quando per arrivarci devi aspettare che entrino dalla panchina quei giocatori che, evidentemente, non sembrano rientrare nelle tue prime scelte.
Il problema è proprio questo: continuiamo a vedere una Fiorentina prevedibile, lenta, spesso incapace di costruire gioco. E quando finalmente entrano Oulai e Pedro Gonçalves, vediamo quello che avremmo voluto vedere dall'inizio: personalità, accelerazioni, verticalità, qualità.
Allora mi chiedo: cosa aspetti, Vanoli? Che cosa devono fare questi ragazzi per meritarsi una maglia da titolare? E soprattutto, quanto ancora dobbiamo aspettare prima di vedere una Fiorentina costruita sulle qualità dei suoi giocatori e non sulle tue convinzioni?
Hai avuto il tempo per lavorare. Hai avuto una rosa sulla quale la società ha investito parecchio. Non puoi continuare a nasconderti dietro le difficoltà di chi è subentrato a stagione in corso, perché quest'anno sei arrivato dopo appena tre giornate. Il tempo per costruire c'è stato.
Adesso servono idee, coraggio e capacità di cambiare. Se non sei in grado di farlo, allora bisogna avere il coraggio di prendere atto che forse non sei l'uomo giusto per questa panchina.
Io non voglio un allenatore che si accontenti di non perdere. Voglio un allenatore che abbia il coraggio di provare a vincere.
E se per farlo bisogna mettere in discussione le gerarchie, cambiare modulo o dare fiducia a chi finora è stato lasciato ai margini, lo si faccia!
Perché la Fiorentina viene prima di Vanoli, prima delle sue convinzioni e prima di qualsiasi orgoglio personale.
Vanoli, la panchina della Fiorentina non è un posto dove difendere le proprie idee a prescindere. È un posto dove bisogna dimostrare di essere all'altezza della Fiorentina. E oggi, per quanto mi riguarda, tu non lo stai dimostrando.
Forza Viola, sempre. Ma la pazienza non è infinita.
Lo Scugnizzo Viola