Su Sport Week, all’interno de La Gazzetta dello Sport, c’è un’intervista a Riccardo Saponara.

Parlando di Davide Astori, l’ex Empoli rivela che avrebbe accettato un po’ meglio la sua morte se fosse avvenuta sul campo, con il cuore sotto stress. Ricorda anche sul suo post su Instagram dicendo che non voleva che avesse tutta questa visibilità. Ha semplicemente cercato di rendere omaggio ad Astori, “raccontando quello che lui ha dato a ognuno di noi”. I giocatori – continua – lo ricordano, ma è difficile pronunciare il suo nome, come se fosse un tabù. “Un aneddoto? Io sono un tipo ansioso, soffro molto l’attesa delle partite. Mi si chiude lo stomaco, mi viene il respiro corto… Davide invece affrontava la gara come se fosse un allenamento: in tranquillità. Mi faceva rabbia: “Ma come fai a non sentire la tensione?”, gli chiedevo. E lui, prendendomi di petto: “Ma di che caz*o di preoccupi? E’ una partita, non la guerra, sei forte, devi darci una mano perché abbiamo bisogno di te”. Certe volte mi mandava whatsapp di incoraggiamento nel viaggio in pullman dall’albergo allo stadio: invece di ascoltare musica con le cuffie inchiodate alle orecchie come tutti, pensava agli altri. Questo era Astori. Uno che trasmetteva sicurezza”. Saponara racconta inoltre dice che il leader ora è Pezzella. E ancora: “Al funerale ho finito le lacrime, ho accettato il dolore e la mia fragilità, come non avevo mai fatto prima per paura di passare per un debole. Invece, mostrarmi per quello che sono mi ha reso più forte. È l’ultimo regalo che mi ha fatto Davide”.

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