Rientri dai prestiti? Nazione: “Che esercito! Sono in 26 e il loro ritorno aumenta il monte ingaggi di 9,8 milioni”
Un gruppo numeroso che andrà valutato velocemente
Ventisei ritorni che valgono quasi dieci milioni di euro netti di stipendi. Prima ancora di pensare ai nuovi acquisti, la Fiorentina è chiamata a risolvere un problema tanto ingombrante quanto costoso: la gestione dell'esercito di giocatori che nelle prossime settimane farà rientro dai vari prestiti. Un dossier enorme, destinato a finire sul tavolo dei dirigenti Alessandro Ferrari e Fabio Paratici durante i giorni di permanenza negli Stati Uniti, dove alla presenza della famiglia Commisso verranno tracciate le linee guida della prossima stagione. I numeri spiegano meglio di qualsiasi analisi la portata della questione.
Sono infatti 26 i calciatori attesi nuovamente a Firenze, anche se la priorità riguarda soprattutto sedici elementi, mentre gli altri dieci sono ex Primavera con ingaggi e prospettive differenti. Il nodo principale è però economico: il ritorno dei prestiti più pesanti comporterebbe un incremento del monte stipendi pari a 9,8 milioni di euro netti, una cifra che al lordo sfiora il raddoppio. A incidere maggiormente sono cinque contratti da almeno un milione di euro. Lucas Beltran percepisce 1,6 milioni netti a stagione, Antonin Barak 1,5, Riccardo Sottil 1,1, M'Bala Nzola e Nicolas Valentini un milione ciascuno. A questi si aggiungono situazioni altrettanto delicate come quelle di Simon Sohm, che pesa per 900 mila euro, e Amir Richardson, il cui stipendio si aggira sugli 800 mila euro.
Cifre importanti che mal si conciliano con il contributo fornito nell'ultima annata. Tra i rientri figurano anche Tommaso Martinelli (500 mila euro), Matias Moreno (400 mila), Gino Infantino (300 mila) e Alessandro Bianco (200 mila), oltre ai giovani Maat Caprini, Lorenzo Amatucci, Filippo Distefano, Tommaso Rubino e Jonas Harder, tutti con ingaggi vicini ai 100 mila euro netti. Un gruppo numeroso che dovrà essere valutato rapidamente per evitare di intasare ulteriormente una rosa destinata a subire profonde modifiche. Lo scrive La Nazione.