64 anni fa, il 19 Febbraio 1954, nacque a Belèm Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio conosciuto come Socrates. Il padre del calciatore era un umile lavoratore di origine amazzone e non aveva mai avuto l’opportunità di approfondire gli studi. Nonostante ciò, decise di chiamare il figlio come il filosofo greco, in seguito a una lettura de La Repubblica di Platone, decidendo in seguito di pagargli gli studi facendolo diventare un dottore. Il giovane Socrates però, preferì seguire il suo sogno di diventare un calciatore e a soli 20 anni diventò un pilastro del Botafogo riuscendo a collezionare 24 reti in 57 presenze. Tuttavia la sua voglia di conoscenza e le sue spigliate doti da oratore, lo spinsero nel 1978 a trasferirsi al Corinthians dove fonderà insieme ai suoi compagni la “democrazia corinthiana”, un’organizzazione della squadra formata su basi non gerarchiche. L’idea era quella di opporsi al maresciallo Castelo Branco, un dittatore che prese il comando del Brasile nel 1964. Il Corinthias decise così di sperimentare il metodo democratico in una squadra di calcio, abolendo regole ferree e protestando con striscioni e scritte sulle maglie settimana dopo settimana. I risultati parlarono di un vero e proprio miracolo socio-calcistico. Da squadra allo sbando, il Corinthians divenne un vero e proprio punto di riferimento nazionale capace di vincere due campionati consecutivi.  Dopo quell’esperienza, Socrates decise di cambiare area e voler cercare nuovi stimoli. Approdò così a Firenze nel 1984 per una cifra pari a 5,3 miliardi di lire. Un giornalista, non appena sbarcato in Italia, domandò a Socrates chi era l’Italiano che più stimava tra Mazzola e Rivera. Lui rispose che non li conosceva, ma che era venuto in Italia per leggere Gramsci in lingua originale e per studiare la storia del movimento operaio. I tifosi della Fiorentina si aspettavano molto dal “dottor Guevara”, soprannome dato da un quotidiano italiano, ma il centrocampista non riuscì mai ad esprimersi fino in fondo, non riuscendo mai ad ambientarsi alla velocità del calcio italiano e alla tattica completamente diversa dal Brasilerao. Dopo appena un anno, 25 presenze e 6 reti dopo, Socrates scelse di tornare in Brasile accasandosi nel Santos prima e nel Flamengo dopo.

Nel 1983, Socrates disse: «Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo».

Il 4 Dicembre 2011, il giorno in cui il Corinthians vinse il titolo, il dottore si spense nell’ospedale di San Paolo alle 4.30 in seguito a uno shock settico.

Una vita piena di sregolatezze, di alcool, di rivoluzioni e vittorie, lo resero e lo rendono tutt’ora uno dei giocatori più amati in Brasile tanto da essere definito da Pelè “Il giocatore più intelligente della storia del calcio brasiliano”.

Matteo Fabiani

Comments

comments