Polverosi ricorda Carpanesi: "Era un gentiluomo. Mai sopra le righe, sempre pacato e chiaro. Eroe del 55-56"
A Firenze arrivò giovanissimo, nel ‘53, e Fulvio Bernardini lo fece debuttare in Serie A proprio nella stagione dello scudetto, due domeniche dopo la conquista aritmetica del titolo a Trieste.
Sergio Carpanesi era un gentiluomo. Lo è sempre stato, da giocatore e da allenatore. Mai sopra le righe, aveva uno stile inconfondibile, pacato e chiaro. Era l’ultimo protagonista in vita della più grande Fiorentina della storia, la squadra che vinse lo scudetto 55-56, quella di Julinho e Montuori. Aveva cominciato a giocare nella sua città, a La Spezia, in una squadretta di quartiere, la Carpanesi Boys, fondata proprio dalla sua famiglia.
A Firenze arrivò giovanissimo, nel ‘53, e Fulvio Bernardini lo fece debuttare in Serie A proprio nella stagione dello scudetto, due domeniche dopo la conquista aritmetica del titolo a Trieste. Carpanesi giocò la prima partita a Ferrara contro la Spal al posto di Gratton e i viola vinsero 1-0 proprio con un suo gol. Titolare anche nella gara seguente, a Genova, contro la Sampdoria.
Aveva cominciato da ala sinistra ma negli anni di Firenze si trasformò in centrocampista. Nelle due stagioni seguenti, sempre con Bernardini in panchina, le sue presenze aumentarono. Nel campionato 58-59, con Lajos Czeizler e poi Luigi Ferrero, altre 17 partite. A Firenze ha vinto anche la Coppa Grasshoppers e la Coppa dell’Amicizia Italo-Francese. Ceduto al Palermo nel ‘59, poi alla Spal nel ‘60 dove lo volle Ferrero, ha vissuto il periodo più bello della sua carriera nella Roma, sei stagioni, dal ‘61 al ‘67, al fianco di De Sisti e Schiaffino. Era in campo nella finale di Coppa Italia vinta dai giallorossi nel ‘64 contro il Torino, accanto a Nicolé (autore del gol della vittoria), Picchio, Fabio Cudicini, il capitano Giacomo Losi e Schnellinger. Allenatore Juan Carlos Lorenzo. Centocinquantotto partite in campionato e due gol con la Roma. Nel ‘67 passò alla Sampdoria, poi all’Anconitana e chiuse la carriera all’Angelana, squadra di Assisi.
Carpanesi vedeva il calcio come pochi, iniziò così la sua seconda carriera, allenando la Maceratese in Serie D, poi la C1 col Lecco, la Serie B col Pisa alla fine degli anni ‘70 e col Monza, il ritorno in Toscana a Prato e cinque anni fantastici nella sua città. Non aveva mai giocato nello Spezia, ma per cinque stagioni lo ha allenato portandolo al primo anno dalla C2 alla C1 e conquistando la salvezza per quattro volte di fila. Qualche mese a Mantova e la fine della sua nuova carriera ancora a La Spezia.
Lo scrive questa mattina Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport