Polverosi: "Il vero salto in avanti è atteso in attacco. Castro come sostituto di Kean sarebbe stata una scommessa"
Polverosi è sia esaltato che prudente: "Nel calcio l’equazione investimento/rendimento non dà nessuna certezza. Piccoli è costato 27 milioni e il suo rendimento è stato insufficiente".
Ma li prende tutti Paratici? Il diesse viola è entrato sul mercato con la forza di un bulldozer e a un mese dall’inizio del campionato ha già rifatto mezza Fiorentina. Cinque acquisti ufficiali che equivalgono a cinque titolari (Viery, Dragusin, Jimenez, Oulai e Atta), uno sicuro (Valdepenas), un altro probabile (Thorstvedt) e non finisce qui, non può finire qui perché a Grosso mancano i giocatori fondamentali, le ali col gol in canna. Sulle tabelle di mercato, alla voce “acquisti-Fiorentina” non c’è quasi più spazio, mentre tutte le altre vanno piano e in qualche caso molto piano. Il giovane Commisso ha dato via libera a Paratici e dal Parco Viola, se sommiamo questo mercato alle due sessioni della stagione scorsa, sono stati investiti per ora la bellezza di 165 milioni di euro, cifra destinata ad aumentare. Al di là delle cessioni che alleggeriranno la spesa (quella eventuale di Kean per esempio), siamo di fronte a un netto ed evidente cambiamento di rotta che spinge i tifosi a sognare, anche perché, come detto, il “bello” deve ancora arrivare.
Nel calcio l’equazione investimento/rendimento non dà nessuna certezza. Un esempio? Piccoli è costato 27 milioni e il suo rendimento è stato insufficiente. Sono spesso delle scommesse, però su un giocatore possiamo dire qualcosa di diverso, di più concreto: Arthur Atta è stato davvero un acquisto che può alzare il livello tecnico della squadra. Si è visto già nell’amichevole in Inghilterra contro il Queen’s Park Rangers e non tanto per il gol, quanto per la capacità di giocare di prima, con i tempi esatti e con i colpi in mezzo al campo. Atta è un ottimo giocatore, come ha dimostrato a Udine, e con lui è iniziato il ribaltone del centrocampo che in questo momento propone anche due registi (ma all’occorrenza anche due mezze ali), il giovanissimo Oulai e Fagioli, che ha comunque un buon mercato. Se Paratici regala a Grosso anche il suo ex Thorstvedt, il centrocampo sarà completamente rivoluzionato.
Il vero salto in avanti è atteso in attacco. Si sta parlando in questi giorni della cessione di Kean che arriva da una stagione deludente (8 gol in campionato) soprattutto rispetto a quella precedente (19 gol, vice capocannoniere della Serie A). In quel campionato, con Palladino in panchina, la Fiorentina ha raggiunto il 6° posto, miglior piazzamento dell’èra-Commisso e anche miglior attacco, 61 reti, come l’ultima annata con Italiano. L’incidenza dei 19 gol di Kean è stata notevole, gli altri attaccanti ne hanno realizzati 12 in tutto (Gudmundsson 6, Beltran 5 e Sottil 1). Nell’ultimo sciagurato campionato, la Fiorentina ha perso 19 reti (minimo storico per Commisso) arrivando a quota 41. E anche in questo caso, l’incidenza (di segno contrario però) di Kean è da considerare: appena 8 volte a segno. Dagli altri attaccanti, ali comprese (e questo da gennaio in poi, prima la Fiorentina giocava senza esterni), sono arrivati 13 gol (Gudmundsson 5, Piccoli 4, Solomon 2, Harrison e Parisi uno). Per migliorare la squadra ne servono almeno 35 dagli attaccanti.
Ecco perché è lì la chiave di un mercato che per adesso sta procedendo bene. Se l’eventuale sostituto di Kean fosse stato Castro (7 gol nel campionato scorso, 8 in quello precedente, mai in doppia cifra) saremmo rientrati nel campo delle scommesse. Perché un conto è sostituire una riserva come Dovbyk in una squadra che ha già un centravanti del livello di Malen e un altro è diventare titolare di una squadra che vuole crescere e non poco. Non va dimenticato che la Fiorentina nella prossima stagione non giocherà nessuna coppa europea e, come conseguenza, non ci saranno continue rotazioni. Non solo, oltre al centravanti forte servono le ali dello stesso livello. In quel caso sarà la Fiorentina più forte dell’ultimo decennio.