Polverosi e il messaggio della Fiorentina: "Il vivaio deve portare talenti in prima squadra"
La Primavera campione d'Italia conferma una linea controcorrente: investire sui giovani per costruire il futuro del club
"Il bel messaggio del vivaio viola". Con questo titolo Alberto Polverosi, sulle pagine del Corriere dello Sport, ha commentato il successo della Fiorentina Primavera, capace di conquistare lo scudetto battendo il Parma in finale. Nell'analisi del giornalista, il valore del trionfo va oltre il semplice risultato sportivo e rappresenta la conferma di un progetto fondato sulla valorizzazione dei giovani talenti italiani cresciuti nel settore giovanile viola.
«Il vero valore di questo successo va oltre il risultato. Certo, lo scudetto Primavera rappresenta un traguardo prestigioso e contribuisce ad arricchire una bacheca che, nell'era Commisso, cerca ancora nuovi trofei. Ma ciò che rende speciale questa vittoria è soprattutto il progetto che la sostiene.
Dopo il trionfo al Torneo di Viareggio, la Fiorentina conferma la bontà di una strategia che da anni punta con decisione sui giovani italiani e sui talenti cresciuti nel proprio settore giovanile. Una scelta controcorrente rispetto a una tendenza diffusa nel calcio moderno, dove si discute spesso della mancanza di spazio per i giovani azzurri e il tema torna d'attualità a ogni cambio sulla panchina della Nazionale.
A Firenze, però, la situazione appare diversa. I giovani trovano opportunità e continuità di crescita. La base numerica c'è ed è solida; il prossimo passo sarà trasformare questa ricchezza di talenti in un ulteriore salto di qualità.»
Ecco una riformulazione più scorrevole e adatta a un articolo:
In una stagione particolarmente complicata per la Fiorentina, uno degli aspetti più significativi è stata la valorizzazione dei talenti italiani. In alcune occasioni, il tecnico Vanoli ha scelto di puntare quasi esclusivamente su giocatori di casa: nella vittoria per 3-0 sul campo dello Jagiellonia in Conference League, ad esempio, i viola scesero in campo con nove italiani dal primo minuto, affiancati soltanto da Gosens e Harrison. Tra questi, ben cinque erano Under 21 — Fortini, Comuzzo, Ndour, Fabbian e Fazzini — mentre Fortini e Comuzzo rappresentavano il prodotto diretto del settore giovanile gigliato.
Tra campionato e coppe, la presenza di italiani nell'undici titolare è rimasta costantemente elevata, raramente al di sotto delle sei unità. Se il bilancio complessivo del 2025-26 lascia poco spazio alle soddisfazioni, questa attenzione verso i giovani cresciuti in casa rappresenta un segnale incoraggiante e uno dei risultati più concreti del lavoro svolto al Viola Park. Del resto, la missione principale di ogni settore giovanile dovrebbe essere proprio quella di formare talenti pronti per la prima squadra.
Nel corso dell'ultima stagione hanno fatto il loro esordio tra i professionisti i toscani Braschi e Puzzoli, insieme al pratese Kouadio, oltre al venezuelano Balbo e al serbo Kospo. L'anno precedente era stata la volta di Caprini, Rubino e Harder, mentre nel 2023-24 avevano compiuto il salto Kayode, Martinelli, Comuzzo, Amatucci e Pierozzi. Guardando ancora più indietro, il vivaio viola ha portato in prima squadra giocatori come Castrovilli, Ranieri, Distefano e Venuti.
Lo scudetto conquistato dalla Primavera guidata da Galloppa rappresenta un'ulteriore conferma della bontà del progetto. Nella finale vinta contro il Parma, soltanto tre dei quattordici giocatori utilizzati erano stranieri — Kospo, Balbo e Kone — mentre il resto della rosa era composto quasi interamente da ragazzi italiani. Ancora più significativo il dato territoriale: dieci dei protagonisti impiegati erano toscani e, tra questi, sei provenivano direttamente da Firenze. Un gruppo formato da Trapani, Deli, Puzzoli, Conti, Bertolini, Braschi e Atzeni, insieme al grossetano Leonardelli, ai pratesi Kouadio e Mazzeo e al lucano Montenegro. Un'identità forte e radicata nel territorio che rende il successo della Primavera ancora più significativo.