Polverosi: "Da Petrone a Mastantuono, la lunga storia d’amore tra Firenze e i campioni sudamericani"

Da Petrone a Batistuta, passando per Montuori, Bertoni e Passarella: un legame lungo quasi un secolo che oggi si rinnova con l’arrivo del talento argentino del River Plate.

09 agosto 2026 10:39
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I p rimi sudamericani arrivano dall’Uruguay. Nel 1930 la Celeste ha vinto il primo mondiale della storia del calcio e nel ’24 a Parigi e nel ’28 ad Amsterdam ha conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Firenze diventa il regno di Pedro Petrone, l’artillero, che nel ’32 vince la classifica dei cannonieri insieme al bolognese Schiavio con 25 gol. La Fiorentina dovrà aspettare più di sessant’anni prima che un altro sudamericano, stavolta un argentino, raggiunga lo stesso traguardo: Gabriel Batistuta, 26 gol nel campionato 94-95 e anche una Coppa Italia e una Supercoppa in bacheca. Ma già prima di Batigol il legame fra Firenze e Buenos Aires è fortissimo e questa è forse la prima ragione che ha convinto Franco Mastantuono a scegliere la Fiorentina. Ce ne sono altre due. La seconda: dal River Plate, la sua squadra in Argentina, a Firenze sono arrivati Passarella, Pezzella, Simeone e c’è passato anche Batistuta. La terza: con i suoi connazionali la Fiorentina ha vinto o c’è andata vicino. Sono segnali incoraggianti.

SCUDETTI E COPPE. Il primo della lunga serie di argentini in riva all’Arno è anche quello che conquista il trofeo più prestigioso: Miguel Montuori è il 10 del primo scudetto viola, fa coppia con il più forte brasiliano dell’epoca, Julinho, e quei due fanno esplodere Firenze. Montuori viene acquistato dalla Fiorentina quando gioca in Cile, nell’Universidad Catolica. Forse è solo un caso, ma Miguel è nato a Rosario, che sarà la città di Leo Messi, la culla dei 10. Negli stessi anni un altro argentino fa impazzire i fiorentini, Francisco Lojacono, centrocampista offensivo, di una tecnica sublime. Ama la dolce vita e Claudia Mori, prima di sposarsi con Adriano Celentano, è una delle sue fidanzate. Raccontava che una volta, quando giocava nella Roma, fece l’amore con una ragazza romana fino a due ore prima della sfida con la Juventus. «Eppure giocai una grande partita, mi feci male a un braccio, rientrai in campo e segnai un gol bellissimo». 
 
SCUDETTO SOFFIATO. Spettacolo e risultati, questo portano gli argentini a Firenze. Daniel Bertoni, il puntero, sfiora il terzo scudetto nel memorabile campionato 81-82: all’ultima giornata la Fiorentina, fra mille polemiche, pareggia a Cagliari e la Juve, fra le stesse mille polemiche, vince su rigore a Catanzaro e soffia lo scudetto ai viola. Ero a casa di Daniel, in via Stoppani, quartiere Campo di Marte, quando arrivò la notizia della sua cessione al Napoli e l’ho visto piangere come un bambino. Il capitano della nazionale campione del mondo del ‘78, Daniel Passarella, arriva a Firenze due anni dopo Bertoni e nell’83-84 la squadra allenata da De Sisti chiude il campionato al terzo posto giocando un calcio splendido, con due soli difensori puri, Contratto e Pin, perché anche Passarella, istituzionalmente un difensore, è in realtà un attaccante aggiunto: in quel campionato segna 7 gol. L’ultimo argentino a lottare per lo scudetto è Batistuta e proprio uno brutto infortunio, nella sfida diretta col Milan (anno 98-99), cancella ogni speranza. Dopo Bati è Nicolas Gonzalez ad alzare il livello della Viola che con l’attaccante argentino arriva in tre finali, due di Conference League e una di Coppa Italia. A Nico manca il colpo decisivo per lasciare un segno come altri suoi connazionali: quelle finali la Fiorentina le perde tutt’e tre.

Lo scrive stamattina Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport