Poesio: "Le parole di Paratici sono una liberazione dalla mediocrità degli ultimi anni. Ora dalle parole ai fatti"

L'analisi, sul Corriere fiorentino, di Ernesto Poesio, che accoglie con favore la parole di Paratici, chiedendo però che ci si metta subito a lavoro.

19 giugno 2026 10:40
Poesio: "Le parole di Paratici sono una liberazione dalla mediocrità degli ultimi anni. Ora dalle parole ai fatti" -
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Per uno professional come lui è difficile pensare che quelle parole siano state casuali. Che non avesse ben in mente le classifiche della Fiorentina targata Commisso. Risultati che fino a oggi la società aveva invece rivendicato con orgoglio davanti alle critiche e a chi (anche da queste colonne) più volte aveva fatto notare come la «dimensione» della Fiorentina non potesse ridursi alla reiterata partecipazione alla minore delle coppe europee. E così quando Fabio Paratici per raccontare la sua idea di Fiorentina ha spiegato di non avere «una mentalità flat», e che non potrebbe accettare «di arrivare settimo per quattro anni di fila», la sensazione è stata quella di una liberazione da quella mediocrità che negli ultimi anni è sembrata impossessarsi sempre di più di tutto l’ambiente viola, alcuni tifosi compresi.

E allora si sarebbe potuta concludere subito la lunga conferenza stampa, anche perché di notizie o anticipazioni non ne sono arrivate moltissime (né a onor del vero era lecito più di tanto aspettarsele). Il manifesto di Paratici sta tutto in questa rottura col passato, che autorizza di nuovo a pensare in grande senza doversi sentire un po’ in colpa oppure un po’ fuori dalla realtà. La Fiorentina può e deve essere di più di quanto visto negli ultimi sette anni e adesso a dirlo non sono dispettosi nostalgici ma il principale dirigente dell’area tecnica, l’uomo che Joseph Commisso ha sottolineato di aver scelto personalmente per dare una svolta alla società che fino a oggi (come lo stesso Paratici ha fatto intendere) non è sempre stata all’altezza della situazione. Anzi. Tanto che «ci sarà bisogno di tempo» come ha spiegato il ds.

Già, il tempo. Che rischia di essere l’unico vero nemico di Paratici. Perché se è vero che la piazza è pronta ad accordargli un certo credito, è anche vero che a differenza del primo «anno zero», sette anni fa, adesso c’è un passato non proprio esaltante da far dimenticare in fretta. La pazienza insomma non sarà moltissima e la Fiorentina che sta nascendo dovrà dare segnali di cambiamento il prima possibile. Dopo le parole anche con i fatti. Get down to business (al lavoro)