Poesio: "Il Comune si libera della ristrutturazione. Ci si aspetta che faccia qualcosa per la zona Campo di Marte"

C’è da augurarsi allora che, concluso il braccio di ferro sul Franchi, ora Palazzo Vecchio possa volgere il proprio sguardo anche all’esterno dello stadio

20 ottobre 2026 11:24
Poesio: "Il Comune si libera della ristrutturazione. Ci si aspetta che faccia qualcosa per la zona Campo di Marte" - Firenze, Stadio Franchi, 26.04.2026, Fiorentina-Sassuolo, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Franchi, 26.04.2026, Fiorentina-Sassuolo, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
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Sette anni di braccio di ferro, di ipotesi più o meno realizzabili come quella di un nuovo stadio a Campi Bisenzio, di vincoli, scontri con la soprintendenza e con gli eredi di Nervi, di rendering e di progetti cambiati in corsa. E poi l’inizio dei lavori arrivato quasi d’imperio, un ricorso d’urgenza dei viola contro il Comune di Firenze, un cambio di sindaco a Palazzo Vecchio, la scomparsa di due figure centrali come Rocco Commisso e Joe Barone, quindi il disgelo e finalmente la stesura di quel canovaccio per l’accordo finale che dovrà mettere la parola fine a una delle più grandi questioni aperte che la sindaca Sara Funaro si era ritrovata in eredità.

«Non sta certo a me dire quanto e se sia stata importante la mia opera diplomatica», ha risposto ieri la sindaca schernendosi davanti a chi le chiedeva di commentare il cambio di passo nei rapporti con la Fiorentina da quando siede nella Sala di Clemente VII. Ma è del tutto evidente se messo a confronto con le frizioni tra il club viola e l’ex sindaco Dario Nardella che il 18 gennaio 2021 dette il via all’operazione restyling del Franchi al grido «lo stadio lo faremo da soli». Non è andata proprio così visto che sarebbe stato impossibile non coinvolgere l’unica società che quello stadio ha sempre utilizzato e continuerà a farlo. Il punto d’arrivo dunque consente sia al Comune che alla Fiorentina di uscirne entrambi vincitori.

Palazzo Vecchio può finalmente togliersi dalle mani la patata bollente di una ristrutturazione iniziata a proprie spese senza però avere la copertura finanziaria per concluderla (a meno di un mutuo assai oneroso), la Fiorentina si ritroverà uno stadio moderno avendo speso poco più di 100 milioni e avendone impegnati altri 200 nei prossimi 60 anni, cioè pressoché la cifra che avrebbe speso se la convenzione da 1,2 milioni (pagata fino a prima dei lavori) fosse stata raddoppiata in virtù delle evidenti migliorie che comporteranno anche maggiori introiti. Dunque non un regalo da parte del Comune (che non dovrà più pensare né ai lavori né alla manutenzione), non un’opera di mecenatismo disinteressato da parte del club viola. Da quantificare resta invece il guadagno della città, perché se è vero che è stato scongiurato il rischio che il Franchi — se la Fiorentina avesse costruito un altro stadio — divenisse un contenitore vuoto, il restyling mantiene l’impianto all’interno della città con tutti i problemi che questo comporta. Tanto più che per Campo di Marte ad ora non sono previste migliorie, il progetto del nuovo parco è stato stralciato mentre neanche un posto auto in più per alleviare l’assalto domenicale è stato, almeno per il momento, messo in cantiere.

C’è da augurarsi allora che, concluso il braccio di ferro sul Franchi, ora Palazzo Vecchio possa volgere il proprio sguardo anche all’esterno dello stadio. La concomitanza con i prossimi lavori della tramvia può rappresentare un’occasione, per riqualificare oltre alla casa della Fiorentina anche quella di tanti fiorentini.

Lo scriva stamattina in edicola Ernesto Poesio sul Corriere fiorentino