Pioli parla chiaro: "A Firenze le responsabilità sono state esclusivamente mie. L'esonero fu giusto"
L'allenatore non cerca alibi: "Mi è dispiaciuto immensamente perché ero tornato a Firenze con tanto entusiasmo, tanta energia, tanta fiducia. Forse è stato proprio questo l’errore"
Non parlava con la stampa dal 5 novembre dello scorso anno. Il giorno prima l’avevano licenziato, un esonero traumatico, di quelli che tolgono il sonno, oltre alle parole. Firenze, l’approdo sentimentale, il ritorno in Italia: tante speranze bruciate in poche settimane. «Non ho più parlato e credo che sia giusto così. Quando uno è fuori, è fuori».
Stefano Pioli ha trovato la sua strada nel mondo coniugando l’amore per il calcio con l’arte della semplicità e insospettate capacità percettive. Conosce il gioco supremo della sottrazione, scalpella emozioni e conflitti con la precisione di un bisturi. E non cerca riabilitazioni pubbliche. Mai.
Quali conclusioni hai tratto da quella breve, dolorosissima esperienza? Ti sei concesso delle attenuanti?
«No, niente alibi. Le responsabilità sono state quasi esclusivamente mie. Penso da sempre che quando le cose non vanno bene le colpe non possano essere totalmente attribuibili all’allenatore, tuttavia in questo caso me le prendo. Mi è dispiaciuto immensamente perché ero tornato a Firenze con tanto entusiasmo, tanta energia, tanta fiducia. Forse è stato proprio questo l’errore, nel senso che tanta energia e tanta fiducia mi hanno portato a sopravvalutare alcune situazioni, ho alzato troppo l’asticella e siamo rimasti schiacciati».
Ho un elenco infinito di dicono che...: tornò dall’Arabia troppo ricco e appagato, dodici milioni all’anno, aveva la pancia piena. Aveva perso l’umiltà.
«Sono luoghi comuni, assolutamente no, non è così. Quello di Firenze è un ambiente al quale ero particolarmente legato, lo sono ancora per le cose fatte da calciatore e per la prima esperienza da allenatore. È andata malissimo al di là dei risultati che sono stati completamente negativi in campionato, mentre in Conference avevamo vinto tutte e quattro le partite e fatto un buon lavoro».
La società non era attrezzata a sufficienza per gestire tali difficoltà?
«Penso che sia stato un esonero giusto in quel momento, soprattutto nell’ultima partita col Lecce non mostrammo alcuna reazione. Io non ho mai dato colpe ad altri, mi sono sempre guardato dentro e ho imparato più dalle situazioni negative che da quelle positive. A Firenze ho anche comunicato male, lo so incoraggiando troppe aspettative».
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport