Parla il preparatore atletico Fiorini: "Meglio fermarsi 15 giorni che due volte per 7. Ad Atta farà bene la sosta"
A leggere vantaggi e insidie della lunga sosta è Stefano Fiorini, preparatore atletico professionista con un passato alla Fiorentina e al Cagliari
Due settimane senza campionato: un’occasione per ricaricare le batterie o un rischio per chi ha appena trovato il ritmo? A leggere vantaggi e insidie della lunga sosta è Stefano Fiorini (nella foto), preparatore atletico professionista con un passato alla Fiorentina e al Cagliari, già presidente dell’AIPAC.
Fiorini, la sosta per la prima volta durerà due settimane anziché una. Cambia qualcosa? «Meglio fermarsi quindici giorni una volta che due volte per una sola settimana. Sarebbe stato però maggiormente utile farlo più avanti: il campionato è iniziato da meno di un mese e i giocatori non sono ancora sovraccarichi. Chi ha avuto meno vacanze, adesso è di nuovo in Nazionale».
Per gli allenatori può essere in ogni caso un’opportunità? «Sì, permette di rigenerarsi. Trovo intelligente lavorare uno o due giorni dopo la gara e poi concedere del riposo. La Fiorentina però, avendo cambiato allenatore, ha esigenze diverse: Vanoli deve conoscere la squadra».
Che lavoro si può fare senza i nazionali? «Con tanti assenti, spesso tra i migliori, è difficile curare la tattica collettiva. Si può lavorare su situazioni per ruolo e sul lavoro fisico individuale».
Come giudica la condizione della Fiorentina? I crampi accusati col Napoli la preoccupano? «Un crampo isolato può indicare che un giocatore ha dato tutto; se si ripete, può segnalare una preparazione insufficiente per sostenere quello sforzo. Contro il Torino la squadra mi era sembrata spenta mentre con il Napoli, pur con il caldo, non mi è parso che corresse meno degli avversari».
Chi può beneficiare di più della pausa in casa viola? «Atta, sicuramente: ha avuto problemi fisici e, non essendo in nazionale, può ritrovare la condizione. Su Gonçalves non mi sbilancio: certo è che, se si è presentato a Firenze senza partite, è difficile raggiungere la forma migliore in poco tempo».
Domanda da un milione di euro, Fiorini: il caldo rende il Viola Park meno adatto alla preparazione estiva rispetto alla montagna? «La montagna offre temperature migliori e favorisce il recupero. Con 38 gradi è difficile allenarsi. Certo, il Viola Park ha vantaggi logistici e offre ogni comfort ma alla lunga può pesare la monotonia, il tedio: cambiare ambiente e svagarsi aiuta a restare coinvolti e a dare di più in allenamento».
Lo scrive questa mattina in edicola La Nazione.