Praticamente impossibile aspettarselo, ma la sconfitta dell’Inter ieri sera contro la Sampdoria ed il pareggio del Milan a Pescara hanno riaperto un piccolo spiraglio per la Fiorentina in ottica Europa League. Proprio quando i giochi sembravano chiusi, il destino rimescola le carte in tavola per regalare un ultimo mese di campionato a dir poco scoppiettante.

E mentre i viola raccolgono le forze per tentare l’impresa, a Firenze si comincia a pensare al futuro, alla prossima stagione. Molti i temi che tengono banco al momento, dalla questione allenatore, ai rinnovi, dai riscatti, alle possibili cessioni. Tutti argomenti che sarà bene trattare con largo anticipo, per evitare di arrivare a fine agosto con ancora qualche acquisto da fare.

La Fiorentina ha bisogno di più di un ritocco, la stagione 2016/2017, al di là di come andrà a finire, lo conferma. Quali sono i punti fermi da cui partire? C’è una sigla, fatta da tre parole, che forse sarebbe bene prendere come linea guida per il prossimo calciomercato. A.I.P, ovvero attaccamento, Italia e professionalità, tre concetti chiave che recentemente sono finiti in secondo piano per lasciare spazio ad altre idee o progetti.

L’attaccamento è al primo posto nella sigla, per essere “attaccati” alla maglia viola non bisogna per forza essere nati a Firenze, due chiare dimostrazioni di ciò sono Bernardeschi e Chiesa. Un calciatore, anche di livello non eccelso, infatti, renderà sempre più dei suoi standard se combatte per una causa che sente veramente propria. Per questo i viola devono puntare sul vivaio o su giocatori ex vivaio, come potrebbe essere Cristiano Piccini, terzino destro attualmente in forza al Betis Siviglia che per 3 milioni può tornare sulle rive dell’Arno. Ma l’attaccamento non vale solo per i calciatori. Spalletti e Semplici, ad esempio, a Firenze troverebbero 1000 stimoli in più per fare bene, dal momento che le storie di entrambi sono saldamente legate al capoluogo toscano.

Secondo punto: Italia. Già, l’Italia deve tornare al centro del progetto viola. Costruire una rosa di titolari a maggioranza italiana significherebbe regalare un valore aggiunto a tutta la squadra. Solo un italiano sa cosa voglia dire veramente “sognare di giocare in Serie A”. Astori, Bernardeschi, Saponara e Chiesa, quindi, devono essere i calciatori su cui costruire la nuova Fiorentina, e accanto a loro sarebbe saggio acquistare almeno altri tre titolari nati e cresciuti nella nostra bella penisola.

Terzo punto, ma non meno importante: professionalità. Errori come rigori regalati, cali clamorosi di concentrazione e discontinuità devono diventare episodi sporadici. La Fiorentina deve poter giocare tutte le partite con concentrazione e grinta. Meglio un calciatore tatticamente decente, ma che dà il massimo in ogni circostanza, che un altro tatticamente molto forte, ma che spesso si perde nei meandri del proprio ego.

Ripartiamo dall’A.I.P. dunque, perché forse la ricetta per togliersi qualche soddisfazione senza spendere in modo folle è proprio portando in società professionisti seri, motivati e italiani.

Tommaso Fragassi

 

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