Tra un calo definito “fisiologico”, la stanchezza ed un ingiustificabile black out mentale si rischia quasi di dimenticare un altro fattore che, inevitabilmente, ha contribuito in modo determinante al tracollo della squadra di Paulo Sousa contro il Borussia Mönchengladbach, ma non solo…

Oltre al crollo psicofisico, emblematico della disfatta della Fiorentina, la triste serata di Europa League lascia in eredità una serie di errori tecnici e tattici ripetuti ed imperdonabili. L’enorme fatica in fase di impostazione e le preoccupanti lacune difensive (campanello d’allarme che ormai suona a vuoto dall’inizio della stagione) sono emerse tragicamente nella serata che avrebbe dovuto sancire una piccola rinascita della Viola.

Il doppio vantaggio, su gentile concessione di un Gladbach fin lì padrone del gioco, si liquefà di fronte all’inconsistenza ed all’approssimazione difensiva poichè, oltre al rigore (dubbio ma pur sempre evitabile in chiusura di primo tempo), la retroguardia viola si fa sorprendere per ben tre volte  su calcio da fermo. La superficiale impostazione difensiva appare inerme in ognuno dei tre gol subiti nella ripresa: dall’immobilismo riscontrato in occasione del gol del pareggio, al mancato presidio del limite dell’area da dove Stindl può comodamente battere a rete per siglare la tripletta personale fino al definitivo 4-2 frutto di uno schema da corner già provato e riuscito anche nel corso del primo tempo.

Quindi, se lavorare sulla testa dei giocatori (e forse anche dell’allenatore) sembra essere la priorità assoluta, resta pur vero che la crisi dell’intero sistema di gioco (in entrambe le fasi) rischia di lasciare la Fiorentina al buio per i restanti due mesi e mezzo di campionato.

Gianmarco Biagioni