Non restauro conservativo ma una lottizzazione. E adesso, il «nuovo» procedimento – per lottizzazione, appunto – di Palazzo Tornabuoni, residenza super lusso frazionata e venduta a vip di ogni parte del globo, investe anche i proprietari di ogni alloggio. Tra questi, anche un personaggio molto caro ai fiorentini, in particolare i viola: Giuseppe Rossi, il Pepito della tripletta alla Juventus. A Palazzo Tornabuoni, l’ex numero 49 della Fiorentina, 31 anni, ha infatti acquistato un appartamento denominato, nel frazionamento contestato dalla procura, «Da Maiano». L’operazione immobiliare si concluse il 2 dicembre del 2015. Pepito, come tanti altri facoltosi di tutto il mondo – in particolare americani – intendeva probabilmente fare un investimento a Firenze, oltre ad avere una dimora (a cinque stelle) fino a che è stato un giocatore viola. Ignaro, lui come gli 38 proprietari delle residenze, dalla «bega urbanistica» che grava sul prestigioso immobile. Nei giorni scorsi, il legale dell’attaccante ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, preludio di una richiesta di rinvio a giudizio o di una citazione. Citazione diretta a giudizio che hanno invece già ricevuto le menti e gli esecutori del frazionamento.

Palazzo Tornabuoni è stato ed è tutt’ora al centro di un ping pong giudiziario. La Cassazione, nel settembre 2016, ordinò un nuovo processo per quanto riguarda la parte degli abusi edilizi. La Suprema Corte ha infatti accolto parzialmente il ricorso ‘in saltum’ della procura di Firenze contro la sentenza di primo grado, presidente il giudice Francesco Maradei, che nel dicembre 2014 aveva assolto 9 persone (“perché il fatto non sussiste”). Tra loro anche Jacopo Mazzei, all’epoca presidente e ad di Tornabuoni srl, società che faceva capo al Gruppo Fratini. Saranno dunque i giudici di secondo grado a riaffrontare la vicenda dei lavori e stabilire se ci fu l’abuso edilizio ipotizzato dall’accusa. L’inchiesta era partita nel dicembre 2010 quando il palazzo, una prestigiosa residenza quattrocentesca nel centro di Firenze, fu sequestrato e poi dissequestrato pochi giorni dopo.

Per il Pm Gianni Tei nel realizzare i 38 appartamenti di lusso era stato violato anche il Piano regolatore urbanistico. Sempre secondo l’accusa, inducendo in errore anche il Comune sulla reale destinazione urbanistica, la proprietà avrebbe effettuato lavori che portarono, tra l’altro, alla realizzazione di alcuni servizi esclusivi come una sauna e una palestra fitness. Al processo gli imputati erano accusati, a vario titolo, di violazione di norme edilizie e urbanistiche e falso. Davanti alla corte di appello questa volta ci saranno otto persone – perché uno degli imputati nel frattempo è deceduto -, ma non saranno processati per l’accusa di falso. I difensori sono pronti a contestare nuovamente l’accusa ricordando, tra l’altro, che al piano terra del palazzo, prima dei lavori completati nel 2008, c’erano alcuni negozi e anche un garage e la ristrutturazione è andata nel preciso disegno di recupero per il centro storico indicato negli anni dallo stesso Comune di Firenze.

La Nazione

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