Niente proclami e nessuna promessa fuori misura: il nuovo corso viola parte dalla ricostruzione delle basi
La sensazione emersa dalla conferenza è chiara: prima si ricostruisce la struttura, poi si alza l'ambizione sportiva. Ma il tempo non è da la parte di Paratici.
A due giorni dalla conferenza stampa di Fabio Paratici e Alessandro Ferrari, una sensazione emerge più chiaramente di altre. La Fiorentina non sta costruendo semplicemente una nuova squadra. Sta cercando di ricostruire le proprie fondamenta.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, durante la presentazione del nuovo corso viola, non si sono sentiti proclami, promesse di Champions League o dichiarazioni ad effetto. Chi arriva dopo una stagione chiusa al quindicesimo posto, nonostante circa novanta milioni investiti sul mercato, non può permettersi di vivere di slogan. Deve prima rimettere ordine.
IL BUDGET. Sul tema Paratici è stato laconico, ma c'era da aspettarselo. Nessun direttore sportivo rivela pubblicamente quanto può spendere. Più interessante è invece l'impressione che emerge dalle sue parole: il nuovo dirigente sa perfettamente di avere davanti un lavoro enorme, soprattutto sul fronte delle uscite. Prima di aggiungere, probabilmente sarà necessario sistemare molto di ciò che già c'è.
Naturalmente si tratta di impressioni, non di dichiarazioni esplicite. Tuttavia la direzione sembrerebbe abbastanza chiara. La Fiorentina potrebbe puntare sempre di più su un modello basato su scouting e valorizzazione dei talenti, acquistando giocatori giovani o ancora poco affermati per aumentarne il valore nel tempo. Anche i profili accostati al club nelle ultime settimane sembrano andare in questa direzione. Se l'obiettivo è rendere la società sempre più sostenibile, allora le plusvalenze torneranno inevitabilmente ad avere un peso centrale nella strategia di mercato.
LA NUOVA FIORENTINA. Paratici è apparso come un dirigente che sa perfettamente quale sia la situazione trovata al suo arrivo. E la sensazione è che il lavoro non riguardi soltanto il mercato. In queste prime settimane il nuovo direttore sportivo sta intervenendo su più livelli. Sul Viola Park, sull'organizzazione interna, sui processi decisionali e più in generale sulla struttura che dovrà sostenere il progetto nei prossimi anni. È il lavoro meno visibile e spesso meno raccontato, ma è anche quello più importante. Le società solide non nascono dagli acquisti estivi. Nascono da organizzazioni solide.
Anche per questo ha colpito l'assenza di obiettivi numerici, almeno non nello specifico. Nessuno ha parlato di quarto posto. Nessuno ha promesso l'Europa. Nessuno ha evocato la Champions League. Una scelta che appare figlia della realtà. Perché prima di pensare a dove arrivare bisogna capire da dove si riparte. E la Fiorentina riparte da una stagione fallimentare che ha lasciato problemi tecnici, economici e organizzativi da risolvere. Paratici lo sa. Ferrari lo sa. E per una volta la comunicazione della società è sembrata perfettamente allineata alla situazione reale.
NESSUNA CESSIONE. Non è mancata neppure la consueta domanda sulla possibile cessione della Fiorentina. Anche in questo caso Ferrari ha risposto con chiarezza: la società non è in vendita. Tuttavia alcuni passaggi meritano attenzione. Quando il direttore generale parla della necessità di attrarre nuovi brand, è evidente che il club stia cercando di rafforzare la propria autonomia economica e di ampliare le fonti di ricavo. Un passaggio che si inserisce perfettamente nel quadro generale di una società che sembra voler consolidare le proprie basi prima di tornare ad alzare le ambizioni.
E' legittimo aspettarsi di più. La Fiorentina da sette anni vive nella mediocrità e al momento attuale si prepara ad affrontare il prossimo futuro cercando innanzitutto di riparare i danni fatti dalla gestione precedente. Paratici, e anche lo stesso Ferrari, sembrano aver capito la direzione da intraprendere. Va detto, parimenti, che la piazza non sembra disposta a concedere tutto questo tempo che chiede Paratici. Le parole del dirigente sono state una scossa, ma ora serve cambiare. E subito.