Nazione sui rebus: "Mistero terzino sinistro, Oulai incollocabile. E in attacco Pellegrino o Beto?"
E la condizione di Goncalves e Atta rappresenta un’ulteriore incognita. Risposte da trovare in fretta. D’altra parte sei certezze non possono bastare per fare una squadra
Il cantiere è ancora aperto, ma almeno sei punti fermi Paolo Vanoli li ha già individuati. Lo raccontano le scelte e i numeri, che in questi casi non mentono mai. Quattro partite (tre di campionato e una di Coppa Italia), qualche esperimento riuscito e altri meno, ma soprattutto uno zoccolo duro al quale il tecnico non ha mai rinunciato. De Gea, Ndour, Mastantuono, Dragusin, Jimenez e Fagioli, in rigoroso ordine di minutaggio. Sono loro i fedelissimi, i giocatori sui quali costruire una squadra che cerca il proprio equilibrio. La fotografia autorizza a stabilire le prime gerarchie. De Gea e Ndour sono gli unici sempre presenti dall’inizio alla fine: 360 minuti su 360. Subito dietro Mastantuono (329), Dragusin (315), Jimenez (278) e Fagioli (270), quest’ultimo sempre titolare tranne che in coppa.
Il portiere spagnolo resta il riferimento dello spogliatoio, anche quando le prestazioni non sono impeccabili come a Marassi. Ma David ha le spalle larghe per parare anche le critiche. Dragusin è il perno della difesa, mentre Jimenez ha scalato le gerarchie sulla destra. In mezzo Ndour garantisce peso (su di lui il dibattito è apertissimo tra estimatori e detrattori), Fagioli è invece l’uomo al quale affidare le chiavi della manovra. E poi Mastantuono, il talento al quale Vanoli non ha voluto rinunciare nemmeno dopo il viaggio dall’Argentina.
Per il resto, invece, le riflessioni sono parecchie. Il ruolo di terzino sinistro un padrone non ce l’ha, così come non è stata trovata la formula giusta per inserire Oulai nelle dinamiche della mediana. Davanti, poi, il duello tra Beto e Pellegrino non ha prodotto una scelta definitiva. E la condizione di Goncalves e Atta rappresenta un’ulteriore incognita. Risposte da trovare in fretta. D’altra parte sei certezze non possono bastare per fare una squadra.
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione