Nazione si domanda: "Dove lo avevamo perso di vista uno così? Nessuno in Italia ha investito sul ragazzo"
Kayode nel calcio professionistico ci era rientrato dalla porta principale, in viola, ed è lì che probabilmente bisogna valutare e riconsiderare le scelte del nostro movimento
Ora che si è preso la Nazionale, con un debutto memorabile in un contesto di ricostruzione, Michael Kayode è uno dei calciatori ai quali ci si aggrappa per pensare positivo, per immaginare il futuro sul campo. La sua storia personale, poi, racconta invece l’Italia di oggi dal punto di vista sociale, lui figlio di genitori nigeriani, nato e cresciuto a Borgomanero, dove ha fatto le scuole, ha cominciato a giocare da bambino nel Borromeo Vergante sino ad arrivare al settore giovanile della Juventus a 10 anni, arrivando sino alla categoria Giovanissimi. Una storia contemporanea, tanto per il retroterra migratorio della famiglia, quanto per la passione per il pallone, diventata prima sogno, poi quotidianità minore (il passaggio dai bianconeri al Gozzano), infine professione con il primo contratto offertogli dalla Fiorentina.
Ecco: nel momento in cui tutta l’Italia parla di Michael Kayode, viene da chiedersi dove lo avevamo perso di vista, uno così. E, se tutti ricordano il benservito della Juventus quando aveva 14 anni, forse il momento chiave non era quello: a 14 anni si è un progetto di calciatore e di uomo, c’è chi cresce prima e chi più tardi, può succedere di perdersi qualche pezzo. Poi, però il talento e la qualità escono, e in effetti Kayode nel calcio professionistico ci era rientrato dalla porta principale, in viola, ed è lì che probabilmente bisogna valutare e riconsiderare le scelte del nostro movimento. La Fiorentina Kayode l’ha acquistato per poche decine di migliaia di euro, l’ha fatto esordire in A, lo ha fatto entrare nel giro delle nazionali giovanili e lo ha ceduto poi per 18 milioni al Brentford, realizzando un’ottima plusvalenza dopo avere contribuito a farlo diventare un calciatore vero e proprio. Scelta legittima dal punto di vista economico. Ma perché, a fronte di un esborso non enorme (è ciò che la Juventus ha pagato in estate per Ekhator, per capirci), nessuna delle società con maggiore disponibilità economica della Serie A ha deciso di investire nel ragazzo?
Lo hanno fatto in Premier, nel miglior campionato del mondo, e lì c’è un altro aspetto da valutare, in chiave Nazionale: l’esordio di Kayode è giunto dopo ben 54 presenze in Premier, 47 delle quali da titolare, un periodo nel quale in Inghilterra si è parlato di lui anche nell’ottica di un trasferimento in qualche grande club. Ebbene: abbiamo guardato Palestra sbocciare nel Cagliari in A, abbiamo snobbato chi stava facendo un percorso simile nel campionato più competitivo d’Europa, e se non si fosse materializzato l’ennesimo disastro nelle qualificazioni iridate chissà quando avrebbe avuta l’opportunità. Meno male che Kayode non ha mai pensato ad altro che all’azzurro, a livello di Nazionale, altrimenti parleremmo d’altro. La sua storia, però, insegna: gente come lui, Doumbia, Zuma e Inacio, giocatori sui quali in Europa hanno messo gli occhi, e dove stanno facendo esperienza, sono probabilmente più pronti di quanto pensiamo: conoscono contesti diversi, sono usciti dalla comfort zone e hanno qualcosa da dimostrare. Si tratta di una questione di scelte. La strada, stavolta, è quella giusta.
Raspadori ko. Intanto, la Nazionale tornata in Italia ha perso Giacomo Raspadori: l’attaccante dell’Atalanta è stato sottoposto ad esami strumentali che ne hanno accertata l’indisponibilità per le prossime gare.
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione