Nazione: "Anche l'attacco non convince. Beto inesistente, per ora l'inserimento procede a fatica"
Se l’argentino ha trovato la via del gol, il portoghese è ancora alla ricerca di una dimensione. I numeri raccontano una situazione complessa
La crisi viola passa anche dall’attacco. In una squadra che fatica a trovare equilibrio, continuità e certezze, il rendimento dei centravanti è diventato uno dei problemi più evidenti. Pellegrino e Beto, chiamati a raccogliere l’eredità di Kean, stanno vivendo un avvio di stagione complicato, seppure con responsabilità e prospettive differenti. Se l’argentino ha trovato la via del gol, il portoghese è ancora alla ricerca di una dimensione.
I numeri raccontano una situazione complessa. Pellegrino finora in sette presenze, cinque da titolare, ha collezionato due reti in 467’. A queste si aggiunge il gol in Coppa Italia contro il Pisa. Un bilancio che gli consente di partire davanti al compagno nelle gerarchie offensive, ma che non basta a trasformarlo in una certezza. Alto 192 centimetri, l’argentino ha struttura fisica, abilità aeree e caratteristiche utili per attaccare l’area. Tuttavia, la sua presenza non sempre si traduce in un’effettiva superiorità offensiva. Quando si perdono le distanze, anche un 9 con queste qualità rischia di restare isolato, costretto a battagliare senza ricevere palla.
Il caso Beto è ancora più delicato. L’ex Udinese, arrivato dall’Everton per offrire fisicità, profondità ed esperienza, non ha ancora segnato: cinque presenze, 174’ giocati, 5 tiri e uno solo nello specchio. Il portoghese, che in Premier aveva segnato 9 gol in 37 presenze, non è ancora riuscito a ritrovare ritmo e sintonia. L’inserimento procede a fatica. La condizione può incidere, così come il poco tempo per integrarsi, ma l’assenza di reti comincia a pesare anche sulla fiducia.
Per Vanoli, il ballottaggio è più di una semplice scelta di formazione. Alla Fiorentina servono gol, ma soprattutto un centravanti capace di dare profondità e rendere meno prevedibile la manovra. Finché questo equilibrio non sarà trovato, il problema offensivo continuerà a riflettere quello più ampio di una squadra alla ricerca di una identità.
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione