Nazione: "A centrocampo faticano i nuovi. Alla fine giocano quasi sempre gli stessi dello scorso anno"
Nonostante i milioni investiti per rivoluzionare la mediana, le chiavi del reparto sono saldamente nelle mani del trio composto da Fagioli, Ndour e Brescianini
Un mosaico incompleto, una macchina dai flussi intermittenti che fatica a trovare identità. Il centrocampo della Fiorentina, che nelle intenzioni estive doveva rappresentare il salto di qualità definitivo grazie a una campagna acquisti onerosa, si ritrova oggi a fare i conti con fragilità strutturali emerse anche oltre i demeriti veri e propri. La dura realtà del campo sta mettendo a dura prova i piani societari, costringendo l’allenatore a rifugiarsi nell’usato sicuro, mentre i nuovi innesti faticano a incidere (Oulai) o restano bloccati in infermeria (Atta).
Il dato più emblematico balza agli occhi analizzando le rotazioni: nonostante i milioni investiti per rivoluzionare la mediana, le chiavi del reparto sono saldamente nelle mani del trio composto da Fagioli, Ndour e Brescianini. Tre già in rosa la scorsa stagione e che, paradossalmente, continuano a garantire quell’equilibrio e quella conoscenza tattica che i nuovi arrivati non hanno ancora assimilato. La coperta appare corta e priva di varianti strategiche capaci di cambiare il ritmo della manovra.
Sulla carta, la coppia Fagioli-Oulai promette un tasso tecnico elevatissimo. Fagioli ha la visione di gioco, il primo controllo e i tempi per orchestrare la manovra; l’ivoriano ha lo strappo dinamico e l’imprevedibilità nel raccordare i reparti. Per farli coesistere serve però un lavoro di equilibrismo tattico: entrambi tendono a volere il pallone tra i piedi e amano proporsi nella stessa zona. Se Oulai riuscirà a disciplinarsi tatticamente, come mezzala di inserimento e lasciando a Fagioli la regia, la Fiorentina potrebbe svoltare. Il rischio è di vedere due solisti che si pestano i piedi, prolungando l’equivoco di un reparto ricco di talento ma senz’anima. Su questo sta lavorando Vanoli, anche se la prova di coesistenza nella trasferta di Genova non ha funzionato. Ma sciocco sarebbe fermarsi alle prime difficoltà e non insistere.
Tre le eventuali mosse a disposizione, con tre assetti diversi. Iniziamo dal 4-3-3 con il ’Triangolo di Qualità’: Scalando nel ruolo di mezzala, Oulai può sfruttare la sua progressione fisica e la verticalizzazione immediata riducendo i compiti di pura impostazione. La presenza di una mezzala più fisica sul lato opposto compenserebbe l’assenza di Atta, schermando la difesa e lasciando a Fagioli la libertà di far girare il pallone. Si prosegue con il 4-2-3-1 con la ’Diga Dinamica’: invece di una disposizione verticale, Fagioli e Oulai agiscono in parallelo dividendosi i compiti di prima costruzione a seconda dell’azione. Per evitare di scoprirsi, il trequartista centrale deve raddoppiare costantemente in fase di non possesso, aggredendo il portatore di palla avversario. Si chiude con il 3-5-2 di rottura ’Di Emergenza’: con la copertura di tre difensori strutturati e il lavoro a tutta fascia degli esterni, il centrocampo si libera dall’ansia del collasso difensivo. Soluzioni per il futuro, visto che anche a San Siro si pensa all’usato sicuro.
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione