Marchini elogia la Fiorentina: "I simboli nitidi di questa metamorfosi tattica e psicologica sono De Gea e Dragusin"
Due pilastri che, smarriti e vulnerabili sotto la gestione di Grosso, hanno ritrovato centralità ed efficacia grazie al ritorno di Paolo Vanoli.
Il calcio vive di strappi, di equilibri fragili e di rinascite improvvise. Nessuna piazza, in questo inizio di stagione, lo sta sperimentando quanto quella viola, oggi protagonista di una profonda mutazione strutturale. I simboli nitidi di questa metamorfosi tattica e psicologica sono De Gea e Dragusin. Due pilastri che, smarriti e vulnerabili sotto la gestione di Grosso, hanno ritrovato centralità ed efficacia grazie al ritorno di Paolo Vanoli. Un cambio di guida che ha ridefinito i parametri difensivi e la qualità delle prestazioni individuali.
Con Grosso allenatore, la fase difensiva appariva spesso esposta e priva di adeguate coperture a centrocampo. In quel contesto di transizioni negative continue, De Gea si era trovato a gestire un numero elevato di tiri puliti in area, vedendo crollare la propria percentuale di parate. Non era un problema di riflessi, ma di sollecitazioni errate: il portiere spagnolo, costretto a fare il “libero” in una difesa troppo alta, non riusciva a far emergere le sue doti. Con Vanoli, la musica è cambiata: ha abbassato il baricentro nei momenti di pressione, sigillando le linee di passaggio centrali. Protetto da un blocco più compatto, De Gea è tornato De Gea: straordinario e reattivo tra i pali, come dimostrato col Napoli.
Discorso identico per Dragusin. Costretto da Grosso a logoranti scivolamenti laterali, il centrale rumeno vagava a metà strada tra l’anticipo disperato e la rincorsa affannosa. Vanoli gli ha restituito l’habitat naturale: la difesa d’area pura. Con un baricentro protetto è tornato a essere il muro invalicabile visto nei giorni migliori, dominando i duelli aerei e ripulendo l’area con puntualità geometrica. I dati sui palloni recuperati e sulle ’spazzate’ non mentono: la qualità delle sue prestazioni è svoltata non appena sono cambiate le richieste teoriche del suo allenatore. La rinascita di De Gea e Dragusin dimostra che la solidità non è una rinuncia allo spettacolo, ma l’unica vera base su cui costruire una squadra ambiziosa.
Lo scrive Giampaolo Marchini questa mattina su La Nazione (QS)