La Var gode di ottima salute, cresce e ha margini di miglioramento. Lo dicono il designatore Nicola Rizzoli, il responsabile del progetto Roberto Rosetti e il presidente Aia Marcello Nicchi. Ma soprattutto lo dicono i numeri: nei 210 match tra Serie A e Tim Cup sono stati 1.078 gli episodi passati al vaglio della tecnologia e 60 correzioni. Evitati 49 errori, mentre 11 gli sbagli commessi (7 hanno influenzato il risultato). Insomma, la sperimentazione italiana si è dimostrata sul campo la più affidabile tanto che la Fifa ha deciso di portare in Russia 4 arbitri della Can A se l’Ifab il prossimo 2 marzo darà (come appare molto probabile) l’ok al Mondiale con tecnologia (…)

 Lezione arrivata dopo le ultime polemiche per le «mani» sospette non riviste al replay. Rizzoli è andato dritto sul punto: «Il tocco di Mertens in Crotone-Napoli e quello di Bernardeschi in Cagliari-Juve sono in una zona grigia, vale a dire possono essere considerati punibili oppure no in base alla percezione avuta dall’arbitro. Una interpretazione che da sempre ci ha creato problemi come categoria, proprio perché è frutto di una interpretazione. Ecco perché, restando sempre nell’ambito del protocollo, questi episodi dovranno essere rivisti alla Var». Una scelta di buon senso, quella del designatore, che coniuga trasparenza al rispetto delle regole (dettate dall’Ifab). E ricorda da vicino una delle 5 proposte fatte dalla Gazzetta per rivedere il protocollo («presenteremo presto le nostre valutazioni per eventuali correzioni», hanno spiegato Rizzoli e Rosetti).

Direttiva apprezzata dagli allenatori. Che pure sul fuorigioco hanno chiesto un cambio di rotta, prontamente accolto dai dirigenti arbitrali. La questione ruotava sulle segnalazioni in ritardo degli assistenti persino in presenza di offside evidenti, un modus operandi avviato dopo lo sbaglio in Bologna-Torino (gioco fermato per un falso fuorigioco prima del gol dei granata e Var impossibilitata a intervenire). Due le direttive illustrate ieri da Rizzoli: si tornerà ad alzare la bandierina immediatamente in caso di offside evidente anche in presenza di chiara occasione da gol così da evitare possibili infortuni, scatti inutili oppure scontri di gioco; resterà la valutazione del campo quando sono in ballo i centimetri e la Var non ha immagini in linea (errore, ha ammesso il designatore, cambiare le decisioni nel gol dato a Insigne in Napoli-Milan e in quello tolto a Cacciatore in Chievo-Udinese). In ordine sparso sono stati fatti vedere alcuni video coi relativi audio tra arbitro e Var. E’ stato spiegato come il contatto tra Skriniar-Perotti doveva portare a un controllo delle immagini, ma la comunicazione non perfetta (era la seconda giornata) lo ha impedito. Il replay giusto visto in ritardo per un errore del tecnico in cabina, invece, alla base del clamoroso rigore non concesso al Sassuolo per la parata di Torreira.

E ancora, Doveri non doveva ricorrere alla Var in Juve-Torino di Coppa Italia: aveva giudicato regolare e sul pallone l’entrata di Khedira all’alba del 2-0 («giustificazione leggerina, ma andare al monitor per dare più forza al non fischio è stato un errore»). (…) si è fatto vedere come si siano ridotti i tempi per arrivare alle modifiche (in media 1’15’’), mentre si gioca di più rispetto agli ultimi 2 tornei. E ancora, l’effetto Var è evidente sui falli (- 8%), sui gialli (-18,8%), espulsioni (-9) e simulazioni (-23%). (…)

La Gazzetta dello Sport

 

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