Il futuro del calcio italiano parla toscano. L'idea vincente di Rocco

Mentre la Fiorentina rischia la retrocessione e l’Italia salta il terzo Mondiale consecutivo, qualcosa di importante sta nascendo davvero: i giovani italiani tornano al centro del progetto

29 maggio 2026 12:15
Il futuro del calcio italiano parla toscano. L'idea vincente di Rocco - Silvio Baldini Eurosport
Silvio Baldini Eurosport
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Ci sono stagioni che lasciano solo rabbia.
E poi ci sono stagioni che, in mezzo al disastro, riescono comunque a lasciarti una riflessione.

Il 2025/2026 della Fiorentina è probabilmente una delle annate più deludenti degli ultimi anni per la prima squadra. Una squadra smarrita, senza identità, che ha rischiato seriamente di retrocedere e che troppo spesso ha dato la sensazione di non capire nemmeno cosa significhi indossare quella maglia.

Eppure, nello stesso identico momento, accade qualcosa di straordinario.

La Fiorentina Primavera vince lo Scudetto.

E allora forse bisogna fermarsi un attimo e guardare più in profondità.

Perché mentre il calcio italiano sembra morire ai piani alti, qualcosa sta rinascendo dal basso.

Mentre la Nazionale maggiore fallisce ancora e non partecipa al terzo Mondiale consecutivo, l’Under 21 di Baldini va ovunque e convince tutti. Gioca bene, combatte, emoziona. E soprattutto lo fa con ragazzi italiani, veri, cresciuti dentro una cultura calcistica che per anni abbiamo quasi avuto vergogna di difendere.

Ed è qui che entra in gioco la riflessione più importante.

Forse il regalo più grande di Rocco Commisso alla Fiorentina non è il Viola Park inteso come struttura gigantesca, moderna o avveniristica.

Forse il vero regalo è stata l’idea.

La missione.

Commisso lo disse chiaramente anni fa: bisogna riportare gli italiani al centro delle squadre. Bisogna far tornare i giovani italiani protagonisti.

E oggi la Fiorentina si ritrova con un settore giovanile composto per l’89% da ragazzi italiani, moltissimi dei quali toscani. Questo significa che dietro non c’è solo un centro sportivo bellissimo, ma un lavoro enorme di scouting territoriale, di identità, di appartenenza.

Ieri in finale c’erano otto italiani su undici.

Otto.

In un calcio dove per anni ci siamo raccontati che i giovani italiani non erano pronti, non erano abbastanza forti, non erano abbastanza moderni.

La verità è che forse non gli abbiamo più dato spazio.

E invece oggi scopriamo che il futuro può davvero ripartire da loro.

Commisso disse anche un’altra cosa molto importante: “I ragazzi sceglieranno il Viola Park e vorranno restarci”.

Aveva ragione.

Perché quando costruisci un ambiente sano, un’identità forte e una cultura calcistica chiara, i giovani non scappano. Crescono.

E allora oggi, forse più che mai, bisogna avere il coraggio di dirlo forte: il calcio italiano ha una sola strada per tornare grande.

I propri giovani.

Non esistono scorciatoie.

Non esistono mode tattiche o mercati esteri che possano sostituire il senso di appartenenza, la fame e la cultura calcistica che un ragazzo cresciuto in Italia può portare dentro una squadra.

Servono dirigenti che credano nei giovani.
Servono allenatori come Baldini.
Servono presidenti che investano davvero nei vivai e nei territori.

E serve soprattutto il coraggio di rimettere gli italiani al centro della chiesa.

Perché il futuro del nostro calcio non arriverà comprando l’ennesimo giocatore sconosciuto dall’altra parte del mondo.

Il futuro del calcio italiano è già qui.

Ha vent’anni.
Parla italiano.
E molto spesso, oggi, parla anche toscano.

Francesco Pistola