Goncalves: "Sto lavorando come un matto. Rui è la storia? Perché non pensare di fare qualcosa di più?"

Sulla sosta: "Diciamo che mi servivano tre settimane per essere al meglio e visto lo stop al campionato è stato più o meno di questa lunghezza, direi che ci siamo, sì"

27 settembre 2026 11:00
Goncalves: "Sto lavorando come un matto. Rui è la storia? Perché non pensare di fare qualcosa di più?" - Firenze, Stadio Franchi, 20.09.2026, Fiorentina-Napoli, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Franchi, 20.09.2026, Fiorentina-Napoli, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
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La famiglia, l’avventura in viola, le ambizioni. Difficile dare un ordine al podio dei valori e delle motivazioni che raccontano e sono la vita di Pedro Goncalves. Ragazzo sorridente, parlantina (per adesso in portoghese) fluida, campione (vero campione) della porta accanto. «La cosa di cui sono più felice oggi, mentre iniziamo questa intervista? Che ho appena firmato il contratto per la casa di Firenze. Per me è molto importante che chi ho accanto possa vivere in tranquillità, starmi vicino, essere felice».

Goncalves, capitolo primo: la famiglia. «Sono sposato con Bruna, abbiamo due figlie fantastiche, Benedita e Belem. Sono, siamo felici. La famiglia per me è tutto. Vivremo insieme qui, a Firenze. No, non avrei mai pensato di lasciare il Portogallo e arrivare in Italia da solo. Impossibile».

Dove ha trovato, diciamo, così, l’altra famiglia, la Fiorentina: come vanno le cose? «Molto bene. E’ tutto bello. La Fiorentina e Firenze mi hanno dato un’opportunità straordinaria. L’impatto è stato subito positivo, emozionante, anche se...».

Anche se cosa? «Sto lavorando come un matto (ride di cuore ndr). Lavoro duro, Vanoli ci e mi fa lavorare tantissimo. Sulla condizione fisica, la tenuta aerobica. Ma è giusto così, eh? La sosta è il momento chiave per arrivare ad essere in forma».

Dunque, dal Genoa in poi, Firenze potrà alzarsi in piedi per applaudire il vero Goncalves? «Diciamo che mi servivano tre settimane per essere al meglio e visto lo stop al campionato è stato più o meno di questa lunghezza, direi che ci siamo, sì».

Ce lo dica lei: la vedremo di più e meglio come esterno offensivo di fascia, o altrove? «Questo deve chiederlo a Vanoli, no? Comunque per essere chiari: io mi trovo bene a spingere sulla fascia a fare il cursore, ma mi trovo bene anche a giocare nel mezzo, tenere la palla, gestirla, mettermi a disposizione del gioco dell’allenatore e degli altri».

La cosa che le piace di più fare quando ha lei il controllo della palla? «Coordinare il gioco, attaccare la porta, impostare assist e perchè no... mi piace tanto segnare».

A proposito: a chi ha dedicato il suo primo gol con la maglia della Fiorentina? «Mmm...». Ovvero? «Mica c’ho pensato. Forse a nessuno. Anzi, facciamo così. Me lo dedico come segnale benaugurante dell’inizio della mia avventura con la Fiorentina. Poi, ora che mi ci ha fatto pensare, vedo di... dedicare il prossimo a mia moglie. Quindi ci saranno quelli per le bambine, per gli amici. Insomma, si è capito che ho intenzione di fare tanti gol, vero?».

Altro che se si è capito. E con i suoi gol dove punta a portare la Fiorentina? «Guardi la nostra è una squadra molto giovane e il nostro primo obiettivo deve essere quello di arrivare ad avere una mentalità vincente. Darsi un’identità, crescere, raggiungere una mentalità che ci possa far maturare ed essere sempre più squadra. Questa Fiorentina, come ognuno di noi giocatori, deve creare e diventare un qualcosa di duratuto e competitivo nel tempo. Poi, ovviamente, si va in campo per vincere le partite, fare punti, ma il risultato deve essere solo la conseguenza di questo processo di crescita».

Torniamo a lei: che effetto le fa essere considerato, insieme a Mastantuono, il colpo più pregiato dell’estate di Paratici? «Mi fa piacere, ma non ci penso. Vivo questo in serenità perché mi piace prendere il bello del mio lavoro ma senza farlo diventare motivo di stress».

Usciamo dal campo, dal Viola Park, per due passi a Firenze? «Città fantastica. L’ho vista un po’ girellando in centro con mia moglie. Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato il suo compleanno».

Con sosta al ristorante, ovviamente. «E ho mangiato la mia prima bistecca alla fiorentina. Che spettacolo».

Gli allenamenti, un giretto in città, e poi? Il suo hobby, il passatempo che più la rappresenta qual è? «Gioco alla play station. Accendo Fifa e Call of Duty e mi metto lì bello tranquillo».

E magari sfida qualcuno dei suoi nuovi compagni di avventura: a proposito, i primi amici, oltre che colleghi, in viola chi sono stati? «Dai, con Joao Mario e Beto parliamo la stessa lingua ed è normale che ci siamo trovati in sintonia più in fretta. E poi anche con Luca, Luca Lezzerini è nato un rapporto di grande amicizia».

Dal Portogallo a Firenze: e la storia viola porta dritto a Rui Costa. Magari ha avuto modo di sentirlo... «No, per la verità, no. E poi se lo ricordi abbiamo indossato due maglie molto... diciamo diverse (altra risata di cuore, a voler sottolineare che Benfica e Sporting non vanno esattamente d’accordo ndr). Comunque, Rui ha scritto delle pagine bellissime della Fiorentina, lo so bene. Lui ha fatto molto. Un altro portoghese che è passato di qui e che mi piace è stato Nuno Gomes, ma...». Dica pure. «Parlare di campioni, di chi ha fatto cose importanti nella storia della nostra mi fa pensare al futuro a quello che potrei fare io... Ovvero, il calcio, lo sport è una sfida continua e quindi perché non pensare che un domani possa aver fatto io qualcosa di più?». Autostima e orgoglio da campione. Perchè Pedro Gonsalves è un campione vero.