Gerarchie in attacco, Nazione: "Beto è il preferito di Vanoli ma togliere spazio a Pellegrino diventa complicto"
Beto sembrerebbe avere caratteristiche che collimano con i desiderata tattici di Vanoli, ma Pellegrino è alla seconda rete in due partite. Difficile privarsene.
Lavorare. Spingere. E segnare. Mateo Pellegrino non conosce altre strade per convincere Paolo Vanoli. Perché mentre intorno a lui si ragiona sulle nuove gerarchie dell’attacco, l’argentino continua a fare la cosa più importante: farsi trovare pronto al momento giusto. A Venezia è arrivato il secondo gol dopo quello realizzato col Torino. Una rete pesante, quella del Penzo, perché ha messo il sigillo sulla vittoria della Fiorentina. Un contropiede quasi da manuale. La palla nello spazio di Fagioli è magica, l’attaccante corre più veloce di Moreno (senza palla) e davanti al portiere non sbaglia. Freddezza, tempi giusti e pallone in fondo alla rete. Il modo migliore per rispondere sul campo proprio adesso che la concorrenza davanti è agguerrita.
L’arrivo di Vanoli ha rimesso in ballo le gerarchie. Beto sembra avere caratteristiche adatte al calcio del tecnico: forza fisica, capacità di attaccare la profondità e di reggere il peso del reparto. Non è stata una sorpresa vedere l’ex Udinese in campo dal 1’ a Venezia, anche se tutto sommato è parso piuttosto indietro di condizione. Pellegrino invece è in palla. Sta combattendo per una maglia da titolare e lo sta facendo a modo suo, senza troppi proclami. Prima doveva duellare con Kean, adesso con Beto. L’atteggiamento però è di quelli giusti. Zitto zitto, l’argentino continua a bussare. E adesso togliergli spazio diventa un po’ più complicato.
Lo scrive stamattina in edicola La Nazione