Gattuso: "Gattuso nella mia squadra non lo vorrei avere. Italia-Bosnia una ferita che rimarrà per tutta la vita"
Lunga intervista di Rino Gattuso al Festival dello Sport dove ha affrontato numerosi temi personali e calcistici
Rino Gattuso intervistato a Trento da Luigi Garlando al Festival dello Sport.
Ecco le parole dell'allenatore della Lazio:
Su Gasperini:
"Gasp al di là del grandissimo allenatore che è, nei momenti difficili è sempre stato presente. Quando allenavo il Milan e lui allenava l'Atalanta mi chiamò e mi disse di tenere duro. Ci somigliamo, siamo caratteri forti ma è sempre stato presente. Mi ha sempre fatto sentire la sua vicinanza. Gasperini dopo Sacchi che ha fatto un cambiamento epocale, fa parte di quella categoria. Sono 10 anni che ha portato qualcosa di nuovo, è stato molto importante in questi anni e ha portato un cambiamento"
Sul rapporto con i presidenti:
"Ho fatto tante cose buone e qualche sciocchezza. Io difficilmente ho litigato con i miei presidenti. Mi piace il dialogo, difficilmente ho litigato. Mi piace parlare con gente vera e non mi piace farmi prendere in giro. Con Lotito c'è questo rapporto qua, ho a che fare con un genio ed un uomo di intelligenza incredibile. Lui è il presidente."
Sulla scelta della Lazio:
"Venivo da un esperienza che mi ha fatto del male, ci sono rimasto male. E' una mazzata incredibile e avevo voglia di ripartire subito. Erano anni che allenavo all'estero ed è una cosa che mi piace tuttora. Mettere dentro di me culture diverse e mischiarle nel calcio. Ho detto di no due, tre volte a Lotito, stavolta ho detto di si.
Ero convinto di poter dare qualcosa a questi ragazzi e sono orgoglioso di allenarli perché stanno dando tutto in campo"
Su Frattesi:
"Frattesi è un giocatore che ho avuto la fortuna di allenare in Nazionale. In quei giorni che ci vedevamo al raduno gli ho sempre detto di dover prendere una decisione. Non poteva accontentarsi di giocare 10-15 minuti. La sua scelta di scegliere noi è stata incredibile. Sono contento che si sia preso le sue responsabilità per lui e per la sua carriera"
Su Nuno Tavares:
"A livello di potenzialità forse solo Nuno Mendes gli è superiore.Non ha dato continuità alla sua carriera. All'inizio non è stata rosa e fiori con lui. Odio le persone che hanno talento e non fanno nulla per migliorarsi. Io ho fatto un percorso totalmente diverso. Avevo pochissimo talento e ho sempre lavorato di più degli altri e faccio fatica a tollerare gente con talento e lo butta"
Sull'inizio da allenatore:
"Ho cominciato 13 anni fa e dopo che ho lasciato il Milan sono andato a Sion a fare il player-manager. C'è stato un momento in cui volevo smettere. Vedevo le robe con la mia testa e vedevo che avevo a che fare con una generazione completamente diversa dalla mia. Ho fatto un percorso, le due tre priorità in cui credo fortemente e adattarmi alla mentalità di oggi. Mi arrabbiavo su banalità e adesso va molto meglio, questo è stato un passaggio fondamentale"
Sul Gattuso giocatore:
"Vivevo le partite con grande impeto e con un'adrenalina incredibile. Quando mi riguardo a volte cambio subito, non ero tenero. Ho un figlio maschio di 19 anni e da quando ha 5-6 anni mi mostra le cose positive e le sciocchezze che ho fatto in campo. Mi faceva vedere delle robe incredibili e non vi nego che faccio fatica a rivedermi. Non è un bel vedere. Gattuso nella mia squadra non lo vorrei mai"
Sul Mondiale:
"Mio padre e mia madre sono stati in Germania a lavorare quando non ero nato. Io ero diffidato e non potevo permettermi di prendere un ammonizione, come mio solito...arrivavo sempre border line. E' stato un giorno speciale, il muro giallo di Dortmund non finiva mai, quel percorso è stato un sogno. Io non dovevo fare parte di quella Nazionale là. Mi sono lacerato il muscolo con la Svizzera e dovevo stare fuori un mese e mezzo. E' stato bravo Lippi che ha creduto in me e ho lavorato 13h al giorno per recuperare. Siamo partiti che ci tiravano i pomodori e piano piano siamo arrivati come siamo arrivati. Penso che l'artefice di quel successo è un uomo solo, Marcello Lippi. In quel momento ha fatto di tutto per creare un gruppo e ci è riuscito. Eravamo compagni di squadra, un gruppo incredibile e una squadra incredibile"
Su Italia-Corea:
"Ho rivisto più di una volta quella partita là. E' vero che Byron Moreno ne ha combinate ma noi abbiamo sprecato troppe occasioni. Gli avrò detto qualche parolaccia in calabrese ma niente di che"
Su Bosnia-Italia:
"Nel percorso sia da calciatore sia da allenatore, gli episodi fanno la differenza. Anche al Mondiale se non troviamo un rigore con l'Australia e siamo in 10 poi le cose potevano andare diversamente. Io devo ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me perché mi hanno dato tutto quello che avevano. E' una ferita che rimarrà per il resto della vita ma non posso dire nulla. Anche Bastoni io l'ho ringraziato nonostante l'espulsione per quello che mi ha dato nel percorso insieme. Non ho seguito i mondiali all'inizio. Dopo il primo turno ho cominciato a seguirlo. La cicatrice rimarrà per sempre, è inutile girarci intorno ma a me piace guardare avanti. Non mi piace parlare di quello che è stato fatto ma di quello che devo fare"
Sulla perdita della sorella:
"Ho perso una sorella molto giovane, sono 6 anni che è venuta a mancare. Non riuscire a sognarla, pagherei tutto quello che ho per passare un'ora con lei e mi manca. Non si è mai preparati ad accettare che un figlio può andare via prima di te e non è facile"
Sulla moglie:
"Il prossimo anno sono 30 anni che ci siamo conosciuti. L'ho conosciuta a Glasgow, suo padre è un ristoratore. In quell'epoca là eravamo io Porrini, Marco Negri e Amoruso...4 italiani in una squadra di protestanti. A Glasgow è difficile mangiare bene e abbiamo trovato Mario. Ho dovuto chiedere la mano a Mario perché di nascosto uscivamo con Monica e lui non sapeva nulla. Quando si attraversano momenti negativi a livello di salute è importante avere una famiglia che ti supporta e ci sta vicino. Io a casa sto benissimo e ci sto volentieri dentro casa. Vedo i figli che sono cresciuti e sono grandi e il merito è suo perché io ci sono stato poco. Ho avuto la fortuna di indossare per 13 anni la stessa maglia e loro sono cresciuti li. Poi è iniziato il giro del mondo, li ho portati a Creta, a Valencia poi a Marsiglia e a Spalato.
All'età di 18 anni quella ci ha salutato perché vive da sola, l'altro vive a Madrid e ora siamo rimasti da soli con i nostri cani. Spero che i miei figli mi faranno diventare nonni e quello che non ho fatto per loro lo farò per i miei nipotini"