Fiorentina-Sassuolo, Braschi rimane a guardare per 90': manca il talento o la fiducia nei giovani?
Braschi resta in panchina nello 0-0 col Sassuolo: il caso riapre il tema giovani e riporta alla crisi della Nazionale italiana
Novanta minuti in panchina, a scaldarsi a lungo, senza però mai entrare. È questo il copione vissuto da Braschi nella sfida tra Fiorentina e Sassuolo, terminata 0-0.
Con Kean e Piccoli indisponibili per infortunio, la sfida del Franchi, sembrava l'occasione perfetta per vedere all’opera Braschi, classe 2006 e ancora a quota zero presenze in Serie A. Il giovane attaccante aveva già trovato spazio, per 8 minuti, in Conference League con Vanoli, ma in campionato continua a non arrivare il suo momento.
Il tecnico viola, date le assenze, ha optato per una soluzione alternativa, schierando Gudmundsson da falso nueve, supportato da Solomon e Harrison. Una soluzione che però non ha portato risultati, o perlomeno, che non ha portato gol.
Nel post gara, Vanoli ha analizzato come "quando non hai punte in panchina non è semplice cambiare la gara", una frase lascia spazio a più di una perplessità: Braschi, fiorentino di nascita e cresciuto nel vivaio viola fino alla Primavera - squadra con cui sta vivendo una stagione da assoluto protagonista con 15 gol e 3 assist in campionato- non è stato ritenuto un’opzione percorribile?
Ecco allora che il discorso si allarga. Perché quanto accaduto al Franchi non è solo una questione di scelte tecniche, ma si inserisce in un tema ben più ampio, che riguarda tutto il movimento calcistico italiano. Nell'ultimo mese, dopo l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, il dibattito è tornato fortissimo: dove sono i giovani? Se da una parte si parla di carenza di talento, dall’altra però continuano a esserci segnali opposti: ragazzi convocati, presenti in panchina, ma raramente utilizzati anche in situazioni di emergenza. Il caso Braschi diventa allora emblematico. Perché se nemmeno in una gara bloccata sullo 0-0, senza attaccanti disponibili, si trova il coraggio di lanciare un giovane, il problema forse non è solo la qualità, ma la fiducia.
E così, tra una panchina e l’altra, tornano a riaffacciarsi gli stessi interrogativi che accompagnano il calcio italiano da anni. Con il rischio concreto che restino, ancora una volta, senza risposta.