Su Repubblica, il giornalista ed esperto di economia Luca Pagni parla della cessione delle quote di Italo da parte di Diego Della Valle:

La cessione di Italo consente a Diego Della Valle di mettersi in tasca 343 milioni. Del resto, il conto della serva è presto fatto: Della Valle possiede il 17,14% di Italo e il fondo americano Gip ha valutato Italo 1,98 miliardi. Il guadagno netto, alla fine dell’operazione, sarà inferiore, naturalmente. Ma di poco: l’investimento complessivo è stato tra i 35 e i 40 milioni. (…) Tutto questo per dire che, volendo, Della Valle avrebbe le risorse per costruire una squadra con maggiori ambizioni delle attuali per la prossima stagione (i soldi degli americani non arriveranno prima di tre mesi). E invertire la tendenza degli ultimi anni, dove i dirigenti della Fiorentina sono stati abili, finanziariamente parlando, a tenere i conti in ordine prendendo giocatori a poco e rivendendoli a molto. Certo, non tutte sono state operazioni con plusvalenze alla Marcos Alonso (26 milioni) o alla Cuadrado (21 milioni). Ma nell’ultimo calciomercato estivo soltanto grazie alle cessioni di Bernardeschi, Vecino, Borja Valero, Milic, Tatarusanu e Ilicic dei 78 milioni incassati, ben 71 sono state di plusvalenze. La politica di “valorizzazione” del parco calciatori funziona, visto che negli ultimi due bilanci si sono registrati 27 milioni di plusvalenza all’anno. Manovre che hanno permesso nel documento contabile chiuso al 31 dicembre 2016, di ridurre il rosso a soli 2,7 milioni. Se è vero che Della Valle ha messo in vendita la società, è altrettanto vero che con i soldi incassati con l’operazione Italo potrebbero essere in parte utilizzati per rafforzare la squadra e riconciliarsi con i tifosi che lo accusano di avere il “braccino corto”. Sempre che non voglia, invece, rifarsi di quanto ha speso per la Viola.

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