De Sisti ricorda Mazzola: "Giocatore con grandi doti umane e calcistiche. Quando ti puntava bisognava pregare"

L'ex centrocampista della Fiorentina ricorda Sandro Mazzola

19 settembre 2026 13:52
De Sisti ricorda Mazzola: "Giocatore con grandi doti umane e calcistiche. Quando ti puntava bisognava pregare" -
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Picchio De Sisti ricorda con grande commozione Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni. "È un grande dolore per tutti. Per gli amici, per chi lo ammirava come uomo e ne ha apprezzato le doti umane, oltre al gran giocatore che è stato", racconta all’ANSA l’ex centrocampista della Fiorentina, che con Mazzola condivise la Nazionale tra gli anni ’60 e ’70, conquistando l’Europeo del 1968 e il secondo posto ai Mondiali di Messico ’70.

Un rapporto, quello tra i due, nato da giovanissimi: "Io giocavo con la rappresentativa laziale e lui con quella lombarda. Era una scheggia, poi con l'Europeo del '68 Valcareggi gli chiese di coprire più spazio in mezzo al campo, con la Cecoslovacchia fece una bella partita e forse lì nacque l'equivoco che fosse un centrocampista".

De Sisti ripercorre poi anche la celebre staffetta tra Mazzola e Rivera, una delle pagine più iconiche della Nazionale italiana: "Ero io a beneficiare. I giocatori bravi di solito giocano tutti insieme, se avesse voluto Valcareggi avrebbe potuto levare me, ma credeva nel modulo che sceglieva e con quella veste tattica non pensava di mettere tutti insieme".

"Io ero più di sacrificio, collegavo difesa e attacco ed ero in competizione con Juliano per quel ruolo; Rivera nasce trequartista e inventore di calcio, Mazzola quando ti puntava bisognava fare le preghiere. Io non avevo nessuna di queste qualità ma ero molto intelligente in mezzo al campo ed è toccato a me. Sono stato fortunato".

Conclude: "Rivera e Mazzola andavano molto d'accordo, la scelta tra i due non era facile, così come mettere tutti insieme in campo. D'altronde Riva era il goleador per antonomasia, con lui si partiva da 1-0, Domenghini correva per 4. Quindi è andata così e la staffetta è diventata leggenda, erano due tra i più grandi giocatori che il calcio italiano abbia mai messo in mostra. Erano un vanto. Quando si usa il termine leggenda è anche per il fascino che emanavano, quando i tifosi li vedevano strabuzzavano gli occhi".