Dal baratro all’orizzonte salvezza. Nazione: “Il rigore, la scenata e la lite negli spogliatoi del Mapei”
Domenica con il Sassuolo la Fiorentina ha la chance di mettere un'ipoteca definitiva sulla permanenza in Serie A
Il baratro all'orizzonte salvezza, passando per quattro mesi che hanno cambiato tutto, il mondo viola si è capovolto. Domenica con il Sassuolo la Fiorentina ha la chance di mettere un'ipoteca definitiva sulla permanenza in Serie A: in caso di vittoria e ko di una tra Cremonese e Lecce, De Gea e soci volerebbero a + 11 sul terzultimo posto quando mancherebbero quattro giornate alla fine del campionato. Una prospettiva che, ripensando a ciò che accadde all'andata, ha dell'incredibile.
Era il 6 dicembre , lo stadio era il Mapei e quel giorno la Fiorentina toccò probabilmente il punto più basso della sua stagione, dentro e fuori dal campo. Un autentico «pomeriggio dai lunghi coltelli», simbolo di una squadra fragile e di uno spogliatoio mai così spaccato. La sconfitta per 3-1 contro gli uomini di Grosso - l'ottava in 14 giornate – racconta però solo una parte della storia. L'altra è tutta in una scena diventata emblematica: minuto 8, rigore per i viola dopo il fallo di Muric su Parisi. Mandragora si prepara a battere ma Kean non è d'accordo: si piazza tra la sfera e la porta e chiama anche Ranieri, nel tentativo di ribaltare la decisione. Alla fine la spunta Mandragora, che segna l'1-0 poi ribaltato dai neroverdi. Kean non esulta e, di fatto, da quel momento smette di giocare. Il caos, però, non si ferma al campo.
Nel post partita, Vanoli si presenta in sala stampa con una versione confusa, scaricando in qualche modo la responsabilità su Gudmundsson, indicato come rigorista designato che «non se l'era sentita» di calciare. Una ricostruzione smentita poco dopo dallo stesso islandese sui social.
E poi il retroscena più pesante: il violento litigio negli spogliatoi del Mapei, con i rumors di un contatto fisico tra Mandragora e Kean e parti dell'area ospiti danneggiate per la concitazione. Oggi, però, la fotografia è del tutto diversa: nei 140 giorni successivi la Fiorentina ha cambiato passo con 8 vittorie, 6 pari e 5 ko per una media di 1,6 punti a partita. Numeri che spiegano la risalita ma non bastano a raccontare la trasformazione, visto che è soprattutto l'atteggiamento a essere cambiato. Tutto ciò che era mancato in quel pomeriggio da incubo a Reggio Emilia che aveva fatto piombare Firenze nella paura della retrocessione. Lo scrive La Nazione.