Corriere fiorentino: "La Juventus è battibile. I viola non sono guariti ma una vittoria sarebbe benzina per risalire"
La Juventus è un'avversaria alla portata, ma guai a sottovalutarla. Per provare a conquistare una vittoria fondamentale servono spirito, coraggio e fiducia nei propri mezzi
Spirito e fiducia. Paolo Vanoli confida che i tre punti agguantati con il Sassuolo non siano serviti solo a riaggiustare parzialmente la classifica, ma soprattutto a infondere la convinzione di poter battere la Juventus, cancellare il tabù del Franchi, entrare (definitivamente?) in una nuova dimensione. Sei sconfitte in dieci partite hanno lasciato il segno. Ha un bel dire l’allenatore che sono vietati i paragoni tra questa Fiorentina e quella vecchia, ma ritrovarsi nelle zone burrascose della classifica, oggi come un anno fa, ha lasciato il segno sui nervi scoperti del popolo viola.
Stasera in uno stadio ancora squarciato dai lavori, ma pieno all’inverosimile e vestito a festa per la Partita, vedremo se l’ultima vittoria, anche rocambolesca, ma cercata e voluta, sarà il carburante per restituire alla giovane e a volte sprovveduta banda viola un po’ della sicurezza perduta. La Fiorentina sta dando segnali di vita, ma solo a tratti: il primo tempo con l’Inter e con il Como, il secondo con l’Atalanta e il Sassuolo. La squadra non è guarita, lo dimostra la paura con cui ha approcciato la sfida con Aquilani o la fragilità difensiva. Vanoli sta lavorando duro per cercare di trovare equilibrio dentro una rosa piena di talento, ma anche di mancanze, forza, personalità, esperienza. La prossima sfida da vincere è quella della continuità, il passo successivo sarà cercare di sfruttare quanto più possibile il talento a disposizione, mantenendo le giuste distanze tra i reparti. Non si può rinunciare alle qualità di Gonçalves e a quelle di Atta, che dopo la sosta dovrebbe essere pronto, ma serve disponibilità al sacrificio.
Intanto c’è la sfida tra convalescenti che vogliono uscire dalla crisi. La Fiorentina, 4 punti in due partite, cerca la prima vittoria al Franchi dopo sei mesi e duecento giorni. Spalletti, sull’altro fronte, sta vivendo giorni persino più tribolati di quelli del suo collega. La Juve sta andando bene in Europa League, ma è in ritardo in campionato. Le vittorie con Napoli e Az Alkmaar hanno restituito briciole di ottimismo, ma i bianconeri sono ancora lontani dall’essere una squadra compiuta. Il comune denominatore con la Viola sono le scelte sbagliate durante l’estate. Inutile soffermarsi su quelle, dette e ridette, della Fiorentina, ma anche alla Juve hanno speso tanto e male, in un roster che ha sei esterni e nessun centravanti da area di rigore come Spalletti invocava. Poi è facile prendersela con l’allenatore.
Ma guai a sottovalutare la Signora. Lucio, in piena emergenza, sta trovando soluzioni adeguate per tirare avanti, sistemando Kolo Muani, brillantissimo in Olanda, accanto a Woltemade. La Juve ha il mal di gol, entra poco in area, però è compatta dietro: ha segnato 13 gol contro i 15 della Viola, ma ne ha subìti solo 10, meno della metà dei vanoliani, arrivati già a 23. Una partita alla portata della Fiorentina, a patto che trovi continuità di rendimento nell’arco dei novanta minuti, come mai sino adesso. Pellegrino sogna di imitare Batistuta che proprio segnando alla Juve ha iniziato la sua epopea, Mastantuono si vuole sbloccare al Franchi, Dragusin deve dare una risposta forte dopo troppe prestazioni insufficienti. Anche Fagioli deve ritrovare sé stesso.
Vanoli fatica a lasciare fuori il giocatore manifesto del suo progetto, ma rinunciare ancora all’ivoriano, che nel secondo tempo con Atalanta e Sassuolo ha mostrato miglioramenti evidenti, sarebbe un azzardo.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport