Corriere fiorentino: "Il ciclo viola a lungo termine e l’esigenza di far punti, col Como è già un bivio"
La sconfitta di Genova, ha spedito la squadra viola al penultimo posto e riacceso i dubbi su un progetto non ancora capace di tradurre gli investimenti estivi in punti
Il momento è già delicato. È solo ottobre, eppure la sensazione è quella di essere davanti al primo spartiacque dell’anno in casa Fiorentina. La sconfitta di Genova, dopo la risalita con Venezia e Napoli, ha spedito la squadra viola al penultimo posto e riacceso i dubbi su un progetto non ancora capace di tradurre gli investimenti estivi in punti, appena quattro dopo sei giornate. L’incrocio con il Como aprirà una serie di partite dall’alto coefficiente di difficoltà: dopo i lariani, infatti, sul cammino viola arriveranno Inter, Atalanta, Sassuolo e Juventus. Lo sguardo è sempre rivolto al processo pluriennale più volte indicato dalla stessa società, ma il presente impone con urgenza alla Fiorentina di allontanarsi da quella lotta per non retrocedere che la attanaglia da un anno.
Così lo stesso Vanoli in conferenza ha provato a tenere le redini di tutto, bilanciando il positivo e il negativo, l’oggi e il domani: «Abbiamo analizzato le difficoltà iniziali — ha spiegato in merito all’ultimo k.o. — ma anche la reazione della ripresa. Quando parlo di gioventù non cerco alibi ma mi riferisco a un processo per imparare a gestire i momenti delle gare». I fronti temporali aperti sono due: «La società ha detto di voler vedere la squadra nel futuro e non solo nel presente: quando cambi tanti giocatori si deve vedere anche il percorso di crescita e da lì poi trovare piano piano l’identità. Non dobbiamo guardare la classifica ma continuare a giocare con coraggio». Così lo sguardo si divide su due ambiti: la ricerca dei punti e di una sintesi tra equilibrio e talento. La sensazione, rosa alla mano, è che la qualità sia ampia e diffusa ma che sull’altare dell’equilibrio la coperta sia corta, per la complessità (attuale) nel trovare spazio a tutti i giocatori offensivi.
«Devo trovare un equilibrio di squadra, il talento fine a sé stesso non serve», ha per esempio detto Vanoli parlando di Pedro Gonçalves — solo 9 minuti nell’ultima gara — che «ha fatto cose importanti dentro un contesto consolidato e però, dopo mesi in cui era stato messo da parte dallo Sporting, ha bisogno di tempo per rimettersi in condizione. Poi ci sono le mie scelte». Una potrebbe ad esempio riguardare Brescianini in un centrocampo a tre, reparto che vede Atta sempre alle prese con il recupero dal sovraccarico funzionale all’addome, mentre alla lista dei giocatori in dubbio si è iscritto Ranieri per un problema al piede; in difesa scalpita così Pongracic, responsabilizzato dallo stesso Vanoli: «È stato l’unico giocatore dell’ultima Fiorentina ad aver fatto il Mondiale e deve capire di esser ormai diventato un giocatore di esperienza».
E così — altra contrapposizione — la Fiorentina si aggrappa ai suoi leader tecnici come Mastantuono (reduce da un’operazione per ridurre la frattura del quarto metacarpo della mano sinistra), in attesa di individuare quelli caratteriali: «A volte nelle squadre non ci sono leader ed è lì che dev’essere il gruppo a diventarlo».
Fra tensioni opposte da far coesistere anche una novità: se per anni i viola hanno fatto i conti con il tour de force europeo stavolta la prospettiva sarà rovesciata, con il Como che arriverà a Firenze con testa e energie divise con la Champions, dopo la sconfitta col Feyenoord e prima della sfida di mercoledì contro il Manchester United. «Sto male quando perdo. Non chiedo pazienza ma equilibrio. Credo tanto in questa squadra e tocca a me, come allenatore ma prima ancora come uomo, far trovare a questi ragazzi la strada per vincere». La partita con il Como (previsti oltre 20mila spettatori) sarà la prima occasione per provare a ripercorrerla.