Corriere fiorentino: "E' una squadra imperfetta, ma il pareggio col Napoli vale più della classifica"
La squadra è viva, forte e ha dato battaglia sul campo per evitare di andare alla sosta con la quarta sconfitta in cinque giornate.
Più che il punto, conta la consapevolezza di esser finalmente davanti a una squadra. Imperfetta, e ci mancherebbe, ancora alla ricerca di se stessa sul piano del gioco e della migliore versione di alcuni interpreti, ma squadra. Per questo, il pareggio col Napoli, vale più del passettino in classifica. Perché soltanto se c’è questa base si può pensare di costruire qualcosa e perché andare alla (lunga) sosta con la terza sconfitta in quattro partite sarebbe stato pesante. I viola invece si sono ribellati al k.o., e, non a caso sono usciti tra gli applausi convinti del Franchi (peccato solo per i soliti cori beceri e discriminatori anti-Napoli) al termine di una gara fatta di tanta lotta, e nella quale Vanoli è ripartito da dove aveva lasciato a Venezia. Con un’eccezione: il centravanti. Vanoli infatti ha deciso di puntare su Pellegrino, e non su Beto. Una scelta logica. Perché gli attaccanti vivono (anche) di momenti e valeva quindi la pena provare a surfare l’onda di chi veniva da tre gol consecutivi. Non solo. Dovendo affrontare Allegri, abituato a difendere con un blocco basso, l’ex Parma era in effetti più adatto rispetto a Beto. Uno che da il meglio di sé in campo aperto e, in teoria, era difficile immaginare che il Napoli lasciasse spazio alle spalle dei difensori. Per il resto, solo conferme. La curiosità semmai stava nel capire come si sarebbe mosso Atta: mezzala nel 4-3-3 o trequarti nel 4-2-3-1? La risposta è arrivata subito, e considerato che lo stesso era accaduto una settimana fa tutto lascia pensare che la strada scelta sia quella dei due mediani, con l’ex Udinese a supporto del centravanti. A proposito. È stato proprio il francese (traversa) ad avere la prima, grande occasione. Merito del 14, che si è buttato alla grande nello spazio, e di Mastantuono. Suo, l’assist, ad ennesima dimostrazione di come sia (quasi) sempre lui ad accendere la Fiorentina.
Una fiammata improvvisa, che due minuti dopo ha portato Fagioli a colpire la seconda traversa nel giro di niente. Non esattamente il migliore dei presagi possibili. E infatti. Giusto il tempo di spaventarsi per il palo di Olivera e poi, tanto per cambiare, il solito gol preso su palla inattiva. Un problema che i viola si portano dietro dall’anno scorso e che, evidentemente, non è ancora stato risolto. L’altro guaio stava a sinistra, dove Viery (non a caso sostituito all’intervallo) si faceva sempre attrarre al centro, Njie lo aiutava poco (e male) e Politano e Di Lorenzo entravano senza opposizione come avessero il telepass.
Un primo tempo complicato insomma, certamente un po’ sfortunato, ma con la forte sensazione che per rimetterla in piedi serviva qualcosa di più. Detto, e fatto. Cinque minuti, e Jimenez aveva già pareggiato. Un’altra squadra, quella del secondo tempo. Più coraggiosa. Soprattutto, molto più rapida (e verticale) nella circolazione del pallone. Capace di difendere e abbassarsi quando c’era bisogno, ma senza mai rinunciare a ripartire. E basta pensare all’occasione in contropiede per Valdepenas (gran parata di Milinkovic) per capire di cosa stiamo parlando.
A tratti ha pure sofferto, è vero, e c’è voluto un grande De Gea (miracoloso su Neres e Favasuli) per tenerla in piedi, ma anche questo vuol dire essere squadra. È questa, ora come ora, la notizia migliore. Soprattutto se si (ri)pensa alle prime tre partite. Aver trovato lo spirito giusto, e la voglia di giocare da gruppo. Il resto, si spera, verrà poi.
Lo scrive questa mattina in edicola il Corriere fiorentino