Corriere fiorentino: "Dirigenti e tecnici cambiati, centinaia di milioni spesi, c’è un filo che lega viola e Juve"
Investimenti per centinaia di milioni e cambiamenti dirigenziali e tecnici: Fiorentina e Juventus condividono un percorso fatto di spese importanti e ambizioni ancora da soddisfare
Questa è la storia (incrociata) di due squadre tanto distanti, quanto simili. Amiche mai, anche se ultimamente il mercato le ha spesso spinte a metter da parte sentimenti e vecchi rancori, ma unite da uno strano destino. Certo, sovrapporre esattamente le rispettive vicende sarebbe sbagliato (in fondo parliamo di due realtà impossibili da paragonare) eppure, a guardar bene, si scopre che Fiorentina e Juventus negli ultimi anni hanno battuto sentieri tanto accidentati quanto poi non così tanto diversi tra loro. Anzi. Prendiamo per esempio il percorso di avvicinamento al faccia a faccia di domenica sera. Una sfida, quella del Franchi, tra due malate abbastanza serie che nell’ultimo turno di campionato hanno preso una Tachipirina (leggasi, vittoria) che ha fatto se non altro abbassare la febbre.
Per capire se sia bastata per guarire però, bisognerà appunto aspettare il confronto diretto. Ma non c’è solo il presente a suggerire il parallelo. In comune viola e bianconeri hanno anche e forse soprattutto un cammino che negli ultimi anni li ha visti alla perenne, disperata e almeno per il momento vana ricerca di un progetto solido e capace, quindi, di regalargli felicità. Anime inquiete, che nel giro degli ultimi cinque anni hanno fatto e disfatto con frequenza schizofrenica. Qualche numero, giusto per rendere l’idea. Prendendo in esame gli ultimi cinque anni (dall’inizio della stagione 2021-22 in poi) la Juventus ha collezionato quattro allenatori (Allegri, Thiago Motta, Tudor e Spalletti) e dieci tra presidenti e dirigenti (Andrea Agnelli, Ferrero, Nedved, Arrivabene, Cherubini, Manna, Calvo, Scanavino, Giuntoli, Comolli e Carnevali).
Colpa dell’indagine Prisma che ha di fatto spazzato via le vecchia gestione che aveva portato ai 9 scudetti e della quale aveva fatto parte anche Fabio Paratici e, negli ultimi tempi, dell’ansia di dover ritrovare successi dimenticati. Nel mezzo, oltre 800 milioni investiti sul mercato (circa 818, di cui parecchi pagati proprio alla Fiorentina) e un saldo negativo, considerando le cessioni, che si aggira attorno ai 365. Risultati? La Coppa Italia nel 2024 e, qualche mese fa, il punto più basso con la mancata qualificazione alla Champions.
E la Fiorentina? Discorso simile. I viola infatti hanno avuto più stabilità sul fronte dirigenziale, cambiano di fatto solo dopo la scomparsa del dg Joe Barone e con l’arrivo, l’anno scorso, di Fabio Paratici. Nel mezzo l’addio di Burdisso, quello di Daniele Pradè, e l’arrivo di Goretti. Di contro, c’è il continuo ballo delle panchine: dopo Italiano infatti (resistito dal 2021 al 2024) ci sono stati ben cinque cambi in due anni e mezzo: dallo stesso Italiano a Palladino, dall’attuale tecnico del Bologna a Pioli, da Pioli a Vanoli, da Vanoli a Grosso e viceversa. E se nelle tre stagioni con Italiano si è riusciti a far coincidere bilancio (saldo sempre positivo tra spese e incassi) e risultati tutto sommato positivi (tre finali in tre anni e tre qualificazioni all’Europa) gli ultimi tempi sono stati a dir poco disastrosi: circa 250 milioni investiti tra l’estate 2025 e la scorsa (si può arrivare a sfiorare i 300 con gli eventuali riscatti) per poi ritrovarsi (sperando che questo campionato possa avere uno sviluppo diverso) a lottare nei bassifondi della classifica.
La lezione, è fin troppo semplice: senza stabilità si va poco lontano. La speranza invece, per la Fiorentina, è che l’ennesima rivoluzione sia stata l’ultima e che, da ora in poi, si riesca a costruire su basi solide.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere fiorentino