Corriere fiorentino: "Con Grosso niente palleggio lento ma verticalità. E niente difesa sulla linea di centrocampo"
Le tattiche che si stanno vedendo al Viola Park nel ritiro puntano tutto alla velocità offensiva. La linea difensiva resta prudente.
«Con i piedi si fanno tante belle cose, con la testa si vincono le partite». Non basterà questa frase a spiegare il metodo e le idee di Fabio Grosso, ma di sicuro è un concetto parecchio utile a capire cosa voglia il nuovo tecnico dai suoi calciatori. In questa prima settimana abbondante di lavoro e di allenamenti (in parte) aperti al pubblico sono di sicuro queste le parole ascoltate che più sono rimaste impresse. Perché sono sicuramente particolari e diverse rispetto a quelle che siamo abituati a sentire, e perché raccontano bene quanto il mister della Fiorentina consideri importante il ragionamento. Della serie: va benissimo il talento, e ci mancherebbe, giustissimo curare condizione atletica e organizzazione, ma se quando si gioca a pallone non si pensa tutto rischia di diventare inutile.
Qualcosa di simile si era già visto con Paulo Sousa che, da quel punto di vista, si ispirava ad un totem come Phil Jackson. Il coach che ha scritto la storia dell’Nba infatti batteva forte su questo tasto. «La maggior parte dei giocatori è abituata a lasciare che sia qualcun altro (l’allenatore) a prendere decisioni al posto loro davanti ad un problema. Sta al leader fare i modo che pensino con la loro testa così da essere capaci di prendere decisioni nei momenti difficili». Traduzione: una squadra dev’essere organizzata e avere codici, identità e concetti ovviamente provati e riprovati ma il campo propone continuamente situazioni diverse e l’interprete dev’essere in grado di pensare con la sua testa per affrontarla. Detto questo, in questo primissimo scorcio di preparazione (oggi alle 19 a proposito ci sarà l’amichevole col Gubbio, da venerdì via alla tournée inglese) qualcosa di interessante si è già visto.
La ricerca della verticalità, per esempio. Grosso infatti non ama il possesso palla lento e ossessivo ma pretende che i suoi vadano il più possibile in avanti e che attacchino la porta il più velocemente possibile. Per questo, altro aspetto da sottolineare, a Nicolò Fagioli (al quale sta dedicando tantissime attenzioni) chiede spesso di giocare ad un tocco. L’obiettivo, considerate le qualità del regista, è fare in modo che trovi le punte appena può. E poi ancora. La riaggressione in avanti una volta persa palla. Con una specifica: con questo allenatore non si vedrà la difesa sulla linea del centrocampo. Equilibrio e lettura delle diverse situazioni. Sta tutto qua, anche se il blocco basso visto tante volte col Sassuolo con la Fiorentina si vedrà molto meno.
E poi ancora. In un calcio nel quale sempre più spesso gli avversari marcano uomo su uomo è fondamentale star sempre in movimento. Dare il pallone, riproporsi immediatamente, e non dare punti di riferimento. Ne sa qualcosa Gudmundsson, più volte ripreso in questi giorni proprio perché troppo statico. Immaginando la squadra che verrà insomma, è facile ipotizzare un centrocampo nel quale Ouali, Fagioli e Atta si scambino spesso i compiti (anche se l’ex Udinese dovrà soprattutto aggredire l’area avversaria) ed esterni d’attacco che verranno spesso dentro al campo a dialogare col centravanti. A proposito. Kean (se dal mercato non arriveranno sorprese) è perfetto per l’attacco alla profondità, ma dovrà crescere parecchio nella cura del pallone e negli scambi con chi gli starà attorno.
Più difficile capire come Grosso e il suo staff stiano lavorando sul piano atletico (le sedute del mattino sono chiuse) ma tutti assicurano che si stia andando molto più forte dell’anno scorso. Intensità. È questa la parola chiave. In attesa ovviamente di colpi dal mercato (ieri a proposito Barak ha raggiunto l’intesa con l’Apoel Nicosia): Grosso aspetta esterni d’attacco