Corriere Fiorentino: “60 partite in 4 anni in Europa per la Fiorentina. Incassati 63,5 milioni ma non ha mai fatto il salto”
La cifra impallidisce nel contesto europeo
Dalla Conference alla Conference. Da Fiorentina-Twente 2-1 a Fiorentina-Crystal Palace 2-1, dal gol di Nico Gonzalez a quello di Ndour, dall’andata del primo preliminare al ritorno dell’ultimo quarto, in un arco temporale a segnare l’epopea viola che va dal 18 agosto 2022 al 16 aprile 2026. In questi 1.337 giorni la «calamita» Conference è stata più forte di ogni variazione, al punto che i viola sono riusciti a qualificarvisi dal campionato con più modalità: il settimo posto, l’ottavo posto per l’esclusione dalle coppe della Juventus, l’ottavo nell’anno delle cinque squadre in Champions e infine il sesto nell’anno del trionfo del Bologna in Coppa Italia.
La squadra viola, poi, superato ogni turno preliminare, ha attraversato la metamorfosi delle competizioni europee e si è adattata al passaggio dai gironi alla fase campionato e all’allargamento a 36 squadre senza però, in un panorama internazionale mai così dinamico, riuscire ad avere l’ultima parola. Il bilancio numerico è cosparso di record: 52 partite disputate, 29 vittorie, 10 pareggi e 13 sconfitte, 111 gol fatti e 65 subiti. Considerando anche i preliminari le partite salgono addirittura a 60, con 34 vittorie, 12 pareggi e 14 sconfitte, con 125 gol fatti e 73 subiti.
La Fiorentina ha insomma scritto la storia del torneo, ma mai il proprio nome sull’albo d’oro dello stesso: la squadra viola ha del resto monopolizzato la competizione — la seconda squadra per presenze è l’Az Alkmaar con 38 match, ben 14 in meno, e cinque dei primi sette giocatori per presenze nella storia della Conference sono (o sono stati) viola, con Mandragora primatista assoluto a quota 49 presenze (e capocannoniere europeo del club con 9 reti), seguito da Ranieri (35), Dodò (34), Kouame (30), Biraghi e Ikoné (28) —, ma lasciando dietro di sé solo una scia di piazzamenti a differenza di altri club che la Conference l’hanno usata come trampolino: l’Aston Villa per esempio adesso sogna l’Europa League e lotta per le primissime posizioni della Premier, l’Olympiacos quest’anno ha giocato la Champions, il Betis ha sfiorato la semifinale di Europa League e la stessa Roma dopo il trionfo in Conference raggiunse una finale di Europa League. Salti in alto che la Fiorentina non è mai riuscita a fare. Non solo, perché la parabola del percorso è stata decrescente nel valore: due finali perse, una semifinale e infine l’uscita ai quarti. E in questo contesto la Fiorentina ha palesato le proprie fragilità sopratutto negli incroci con le esponenti degli altri top campionati europei: il computo totale recita infatti una vittoria (l’inutile successo nel ritorno col Palace), un pareggio (costato l’eliminazione col Betis nel 2024-25) e quattro sconfitte contro West Ham, Betis, Mainz e Crystal Palace. Sotto il profilo economico la lettura è in chiaroscuro.
La Fiorentina ha incassato 17,7, 19,6 e 14,8 milioni nelle tre edizioni precedenti, mentre per il 2025-26 si stima un totale di circa 11,5 milioni, per un totale di poco superiore ai 63,5 milioni. Il botteghino, valso per 2,2 e 1,7 milioni negli ultimi due anni, in questa stagione ha portato nelle casse viola 1,4 milioni. Il peso sui singoli bilanci del pacchetto Conference è stato sì significativo, con un peso annuale del 12-13% sui ricavi totali, ma la cifra impallidisce nel contesto europeo: i quarti di Europa League hanno fruttato al Bologna una cifra vicina ai 22 milioni, mentre il percorso dell’Atalanta in Champions ha fruttato 70 milioni.
Un anno senza Europa costringerà la società a una profonda riflessione anche per evitare che la Conference resti l’unico habitat possibile fuori dai confini, in vista di un 2027 che farà scoccare i 10 anni dall’ultima partecipazione in Europa League e i 17 dall’ultima Champions. Lo scrive il Corriere Fiorentino.