Corriere dello Sport sul manifesto di Paratici: "E' come se avesse detto 'Adesso si fa a modo mio'.
Durante la conferenza stampa non ha mai detto cose troppo nette, ma ha lasciato molto intendere. E poi le stoccate all'ex dirigenza.
C ’era un concetto di fondo quando Alessandro Ferrari a dicembre, nel momento più drammatico della stagione (sempre sportivamente analizzando), ha sottoposto una lista (ristrettissima) di nomi a Giuseppe Commisso da cui individuare il sostituto di Daniele Pradè dopo le dimissioni del direttore sportivo romano: il prescelto avrebbe avuto il compito di ridisegnare la Fiorentina società e la Fiorentina squadra sotto ogni profilo: strutturale, organizzativo, tecnico. E c’era Fabio Paratici in cima a quella lista, con la sottolineatura del direttore generale e uomo di fiducia della proprietà, traccia da seguire per arrivare a un sì: Paratici è al Viola Park da febbraio, perché lui in America hanno deciso che fosse, e fino a maggio ha pensato solo e soltanto alla salvezza da raggiungere (raggiunta), ma da ieri l’altro ha illustrato il lavoro per il quale la famiglia Commisso gli ha garantito un contratto di quattro anni e mezzo. My way avrebbe detto Frank Sinatra, simbolo ideale per legare America e Italia. Adesso si fa a modo mio, ha fatto capire l’ex dirigente della Juventus ai giornalisti presenti l’altro ieri al centro sportivo di Bagno a Ripoli: deve soddisfare l’impegno che si è assunto.
TUTTI, MA PROPRIO TUTTI. Affidandosi a un manifesto composto da sei parole (“Costruire una Fiorentina competitiva e duratura”), che rappresenta tutto e contiene quello che serve per renderlo efficace e trasformare la dichiarazione d’intenti in realtà concreta. Il progetto in risultati. Paratici ha chiesto subito la collaborazione di ogni singolo componente al Viola Park, elemento essenziale, anzi irrinunciabile della riuscita stessa e forse del tentativo prim’ancora, e ha dettato queste sei regole poi raccontate nella conferenza stampa di mercoledì. Una alla volta, pezzo dopo pezzo, proprio come vuole realizzare la Fiorentina competitiva e duratura. «Se avverrà in un anno non lo so, ma in due ne sono convinto». Il futuro è immediato, quindi, e se non era quello che volevano sentirsi dire Firenze e i tifosi viola ci va molto vicino.
A MODO MIO. Le regole si diceva o, meglio, le linea-guida che significa insieme indicazioni da rispettare e seguire. Con una premessa sempre tratta dalle dichiarazioni di Paratici due giorni fa. «Io non racconto favole per promettere cose che non si possono verificare. Io racconto la costruzione di possibili fatti che a novembre se si realizzano possono sognare far sognare i tifosi». Non sarà semplice, ma sarà di sicuro meno complicato, e con maggiori possibilità di riuscita, se tutti insieme al Viola Park saranno capaci di mettere in pratica il piano di lavoro che contiene questi punti inderogabili: a) creare mentalità e identità sia all’interno del gruppo-squadra che del club; b) sinergia completa con l’allenatore in un reciproco scambio di idee ed esigenze; c) mercato dinamico alla ricerca di quei calciatori che possano condividere il piano-Fiorentina; d) conferma e crescita/consolidamento dei giocatori patrimonio anche del calcio italiano come Kean, Ndour, Fagioli e Comuzzo; e) formazione e valorizzazione dei talenti del vivaio; f) ristrutturazione delle varie aeree (organizzativa, medica, comunicazione) cambiando il modus operandi all’interno di ciascuna di esse. Sei regole: come sei sono le parole del manifesto.
Lo riporta stamattina in edicola il Corriere dello Sport