Corriere dello Sport su Gonçalves: "Un talento come quello del portoghese calza a pennello per una piazza come Firenze"
Alcuni estratti dalla conferenza di ieri, dove lo stesso Pedro spiega sé
Non chiamatelo Pote e non chiamatelo esterno. Pedro Gonçalves si presenta con la parlantina di chi è allenato anche ai microfoni, anche se poi uscendo dalla sala stampa del Viola Park lascia lì una battuta, «E' più facile fare quello che ho fatto ieri rispetto a questo» in riferimento al destro incastonato sotto al sette contro il Pisa. Trattasi del suo primo gol in Italia per uno a cui sono bastati tre spezzoni di partita per solleticare la fantasia di una città intera.
LA SCELTA. L'impressione è che un talento come quello del portoghese - venuto qui anche per seguire le orme di grandi lusitani del passato, come Rui Costa o Nuno Gomes, citati nella conferenza di presentazione - calzi a pennello per una piazza esigente come Firenze: «Paratici ha parlato con il mio agente e io ho aperto subito a questa possibilità. In estate c'era anche l'opportunità di andare in Arabia ma io sono sempre stato chiaro, volevo rimanere in Europa. Ringrazio il direttore Paratici e il presidente Commisso per aver creduto in me. Il progetto mi piace, me lo hanno spiegato: non saremo pronti a vincere subito ma nei prossimi quattro anni possiamo fare grandi risultati». E se lo dice uno da 239 partite e 97 reti, con tanto di sette trofei, in sei anni di Sporting, c'è da credergli.
IL RUOLO. Quasi cento gol in sei stagioni da esterno? O forse no, come spiega lui stesso: «La mia posizione è quella di numero dieci o centrocampista offensivo, insomma mi piace giocare tra le linee. Ho parlato molto con Vanoli - che nel post-Coppa Italia aveva confermato, «Pedro è uno bravissimo a giocare in mezzo alle linee, quando è entrato ha cambiato la squadra» - a lui piace giocare col 4-3-3 e abbiamo tanta qualità davanti, io sono diverso da Gnonto o Njie per esempio». C'era poi parecchia curiosità di sapere dal diretto interessato qual è la sua condizione fisica al momento: «Sto cercando di recuperare dagli ultimi mesi che sono stati difficili, credo che raggiungerò la forma migliore dopo la sosta». E anche sul soprannome, Pote, ha fatto chiarezza: «Da piccolo ero un po' in carne e mi chiamavano ”potinho” (vasetto in portoghese). Poi crescendo sono diventato Pote, ma preferisco essere chiamato Pedro».
L'OBIETTIVO. Il Pote, anzi meglio Pedro, non è un leader nato, lo ammette anche lui, ma può essere un leader tecnico, che arriva a Firenze con un grande obiettivo, riconquistare la nazionale dopo aver saltato il Mondiale: «Tutti vogliono andare al Mondiale ma la Nazionale portoghese ha tanti giocatori forti, ho dovuto fare il tifo per i miei compagni, sono decisioni che devo rispettare» ha detto con un briciolo di rammarico (forse qualcosa in più, viste le prestazioni fatte nelle ultime stagioni). La possibile chiamata dal Portogallo passa da Firenze e già dalla gara contro il Napoli, dove l'ex Sporting spera di mettere ulteriori minuti nelle gambe. Poi la pausa e dopo, si spera, Firenze conoscerà il nuovo Gonçalves.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport