Corriere dello Sport: "Mancini è pronto a tornare come CT. Malagò vuole un allenatore vincente ed esperto"

Se Malagò (come sembra) dovesse vincere le elezioni federali, non avrebbe dubbi sul CT da chiamare. Per Mancini si tratterebbe di un clamoroso ritorno.

22 giugno 2026 10:19
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Tutti gli indizi e le sfumature convergono, Mancini ct sembra il candidato unico alla panchina dell’Italia se oggi Malagò verrà eletto in assemblea a Monte Mario, come appare scontato, e nelle prossime ore la nuova governance federale non partorirà strappi o sorprese. Mancini ha staccato la concorrenza che un paio di mesi fa, quando l’Italia di Gattuso era appena stata eliminata dal Mondiale, sembrava precederlo. Allegri è stato scelto da De Laurentiis e allenerà il Napoli. La candidatura di Conte, per consistenza di ingaggio e un orizzonte temporale troppo lungo (si guarda al 2030), non ha preso corpo. Sentiero tracciato, ma qualche giorno passerà per l’annuncio.

RAGIONI. Serve un tecnico vincente, di esperienza. L’Italia ha bisogno di ripartire in fretta, onorando la Nations e sfruttando l’Europeo 2028 come tappa di passaggio verso il Mondiale in Marocco, Spagna e Portogallo. Malagò non può sbagliare. Rispetto alle altre federazioni, bastano una sconfitta o un rigore sbagliato per far saltare il governo della Figc. Abete lo sa bene, perché si era qualificato e si dimise (con Prandelli) in Brasile nel 2014. Mancini, in quei giorni, si trovava in Sardegna e sognava la Nazionale. Oggi ha fortissime motivazioni, tornerebbe a piedi a Coverciano, senza pretese economiche eccessive e con il sacro fuoco azzurro, anche se dovrà combattere le critiche di chi non gli perdona l’addio del 2023, quando piantò in asso Gravina e scelse l’Arabia Saudita. Sbagliò. Si è pentito, come ha detto più volte, e sarebbe pronto ad accettare un ingaggio in linea con i parametri federali. La Figc dovrà rispettare certi limiti. Mancini è animato da un’altra ragione di vita: cancellare la Macedonia, partecipando da ct al suo primo vero Mondiale. Gravina, dopo l’eliminazione dal Qatar, gli chiese di rimanere. Sette mesi prima era diventato campione d’Europa a Wembley, riportando in via Allegri un titolo che mancava da 53 anni. Già in quel periodo il calcio italiano era in crisi, ma quella Nazionale stabilì il record mondiale di imbattibilità, strappandolo al Brasile: 37 partite consecutive senza perdere in un arco temporale lungo tre anni. Neppure l’Argentina di Messi e Scaloni (36 risultati utili) lo ha eguagliato. Mancini, 61 panchine azzurre dietro a Pozzo e Bearzot, due volte terzo in Nations, riprenderebbe un lavoro interrotto: stava già selezionando i giovani azzurri e indicava Pio Esposito, all’epoca nell’Under 19, come il futuro centravanti dell’Italia. Altro dettaglio non trascurabile: conosce benissimo lo spogliatoio, diversi big azzurri spingono per il suo ritorno. Un paio di loro si erano esposti invano dopo l’esonero di Spalletti. Certo ci sarà da cambiare e da rinnovare, ma una parte del gruppo non è ancora pensionabile e traghetterà la Nazionale verso il futuro. Il suo ingresso sarebbe accolto senza scossoni.

FUTURO. Silvio Baldini, dopo i successi con Lussemburgo e Grecia, non si è fatto illusioni. La sua mission, con un’Under 21 piena di promesse, sono le Olimpiadi di Los Angeles nel 2028. Il collegamento con la filiera azzurra e Coverciano non sono aspetti marginali, anzi il nuovo presidente federale dovrà pensarci subito, dando un indirizzo al Club Italia. Abete ha parlato in modo esplicito di un direttore tecnico. Malagò medita dei cambiamenti.

Lo riporta stamattina in edicola il Corriere dello Sport