Corriere dello Sport: "La Viola ha ritrovato l'anima. E' una squadra che lavora di reparto e lotta per il compagno"
La Fiorentina ottiene un pareggio d'oro contro il Napoli. Segno definitivo del vero inizio della stagione, e della dimenticabile parentesi Grosso.
Erano tutti a caccia di una vittoria e della svolta definitiva, ma dicono che chi si accontenta gode. Il fatto, però, è che non è mica un principio universale, e infatti il pareggio tra Fiorentina e Napoli è stato accolto in maniera diametralmente opposta dai due allenatori: Vanoli era soddisfatto, Allegri era arrabbiato. La partita non ha fatto che confermare le ultime impressioni: la Viola ha ritrovato l'anima in nove giorni e tre partite con il nuovo, vecchio allenatore mentre la squadra di Max continua a essere vittima delle sue ataviche difficoltà realizzative. Una storia già vista e sentita troppe volte che avrebbe meritato un'attenzione diversa sul mercato, ma non è accaduto e non resta che inventarsi qualcosa in attesa di gennaio, altrimenti il ritardo di 6 punti dalla vetta della classifica difficilmente diminuirà. L'energia di Favasuli o Vergara, ieri in panchina, non possono bastare. Tra l'altro, è la peggior partenza degli ultimi dieci anni: 7 punti in cinque giornate, solo Sarri ne raccolse meno nel 2015-2016 (6). A strappare la copertina, allora, è la novità: la rinascita della Viola, tutta un'altra squadra rispetto a quella smarrita delle prime tre giornate. Anzi, una squadra: si lavora di reparto, si lotta per il compagno e anche un ragazzo di 19 anni - Mastantuono - affila le unghie e si assume una responsabilità dietro l'altra. Il simbolo, però, è Fagioli: è tornato Vanoli ed è di nuovo dominante. La prossima missione sarà restituire Atta ai suoi livelli, ancora lontani, ma di questo passo il futuro è assicurato: 24,3 anni, l'età media della formazione titolare contro i 29,5 del Napoli. Il pubblico, alla fine, applaude e apprezza lo spirito forse anche più del pari e delle vittorie di Venezia e con il Pisa in Coppa Italia.
GOL SMARRITI. A fare la differenza all'interno di una partita sostanzialmente equilibrata sotto il profilo delle occasioni, dei legni (2 traverse viola a un palo azzurro) e delle grandi parate di Milinkovic-Savic e soprattutto De Gea, sono stati due episodi: l'inserimento di Gilmour sull'angolo di Politano e il tiro di Jimenez da fuori deviato da Rafa Marin. Uno a uno. A proposito: Jimenez è stato un ex allievo di Max al Milan per un po', fino al caso della chat e della cessione. Dicevamo: sarà un caso, e non lo è, ma dopo il gol di Lobotka con il Bologna è toccato all'altro regista fare centro. Quarto gol di un centrocampista sui 7 realizzati. Ieri ha fatto una fatica pazzesca anche Hojlund, ingoiato da un Dragusin in grande crescita: se Lucca e Lang non riemergeranno dall'ombra sarà davvero dura aumentare l'impatto offensivo. Nota lieta? Neres: indietro fisicamente ma pericoloso anche a mezzo servizio.
IL CALDO. Nessuno dei due tecnici, per filosofia, esercita una pressione alta o feroce, ed entrambi scelgono una sorta di 4-2-3-1 plastico, dove De Bruyne e Atta modulano i sistemi. La tenuta, tutto sommato, è buona per tutti. Vanoli prova a bloccare i due play del Napoli consegnandoli a Ndour (Gilmour) e proprio ad Atta (Lobo), e punta sui lampi di Mastantuono, sempre nel cuore delle cose migliori della squadra, ma la fase difensiva di Allegri funziona; soprattutto quando Olivera prende le misure a Franco. La chiave offensiva di Max è affondare a destra, il binario debole della Viola: Di Lorenzo spegne Njie mentre Politano semina pericoli e tormenta Viery, molto meno produttivo da esterno sinistro rispetto a Venezia. Anzi, talmente in difficoltà e in debito che al 45' sarà sostituito da un buon Valdepeñas. Per la verità, giocare alle 12.30 con un caldo del genere è davvero ai limiti del sopportabile: al 95', quando Doveri fischia, crollano quasi tutti sull'erba in preda ai crampi. Ed è una scena che la dice lunga sulla necessità di rivedere certe decisioni.
Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport