Corriere dello Sport elogia Dragusin: "Con Grosso arrancava, oggi è il leader della difesa viola"

Tanto disarmante contro Roma, Frosinone e Torino, quanto dominante contro Hojlund e il Napoli. Dragusin si è preso in mano la difesa.

23 settembre 2026 09:32
Corriere dello Sport elogia Dragusin: "Con Grosso arrancava, oggi è il leader della difesa viola" -
Condividi

Tanto disarmante contro Roma, Frosinone e Torino, quanto dominante contro Hojlund e il Napoli, e non importa che il rapporto sia tre a uno per capire e stabilire quale sia il vero Radu Dragusin. Certo, non quello della Fiorentina targata Grosso. Certo non il calciatore che faticava, arrancava, soffriva e non si riconosceva, anche se il difensore rumeno sempre unico confermato della coppia di centrali da una partita all’altra, col senno di poi qualcosa voleva dire. Ma non era il vero Dragusin. Anzi, ne era lontano anni luce e perfino contro il Venezia al debutto del Vanoli-bis, confermato nel ruolo e con Ranieri accanto, non aveva fatto luccicare gli occhi seppur su un rendimento differente da quello delle prime tre gare. Che ci volesse poco o no (sì, ci voleva poco), poi ci ha pensato Fiorentina-Napoli a riproporre Dragusin in una versione che se non è la migliore molto non manca.  
 
DOMINANTE. «Dopo il Frosinone ero molto arrabbiato, siamo stati due ore a parlare e gli ho ricordato chi è. L’infortunio al Tottenham che l’ha tenuto fermo un anno e mezzo era normale che lo condizionasse, ma rimane sempre un 2002 già con esperienza in Premier League, un giocatore forte, intelligente e ce ne sono pochi come lui in giro. Ed è uno che sa fare autocritica: la prestazione con il Frosinone non l’accetto, ma contro il Napoli è stato impressionante, gliel’ho detto e mi ha fatto felice». Parole (a Radio Bruno) e parola di Florian Menea, che di Dragusin è il procuratore, amico, sostegno e guida lungo il percorso di crescita fino all’affermazione del ragazzino Radu diventato uomo e calciatore professionista, e sono la riprova che era una questione fisico-atletica (192 centimetri non sono semplici da mettere in movimento con modi e tempi giusti su avversari più veloci e pronti se la condizione è approssimativa): magari c’entrava un altro disastro collettivo che era stata la Fiorentina delle prime tre giornate, ma Dragusin non poteva essere quello e invece ci si aspetta che sia questo. Dominante. «Il motivo per cui Paratici l’ha portato a Firenze». 
 
CONFERMA. Garantisce sempre Menea che individua l'artefice del passaggio di Dragusin dal Tottenham alla Fiorentina lo scorso 8 luglio (1,5 milioni di prestito oneroso e riscatto fissato a 17,5 milioni quando avrà raggiunto il 60 per cento di presenze sul totale delle partite di campionato) e non è affatto un caso che sia stato il secondo acquisto in assoluto (Viery il primo) di un mercato che ha rivoltato il gruppo viola: il direttore sportivo l’aveva portato in Italia sedicenne alla Juventus e poi l’ha ritrovato anni dopo al Tottenham, e insomma nella ricostruzione della difesa dentro la rivoluzione della nuova Fiorentina ha subito pensato a Dragusin. E anche per questo, tutto mettendo insieme e mescolando problemi di squadra e difficoltà personali, quello contro Roma, Frosinone e Torino era sicuro che non potesse essere il difensore d’alto livello visto soprattutto nella stagione e mezza al Genoa. Il Napoli e la marcatura su Hojlund (non uno qualsiasi) somigliano molto a una conferma.

Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport.