Corriere dello Sport: "Costruzione dalle fasce o contropiede veloce: queste le armi della nuova Fiorentina"

Un buon Benevento che nonostante il pesante passivo non ha sfigurato al Franchi. Ma la qualità della Fiorentina ha indirizzato subito la gara.

15 agosto 2026 10:42
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La Fiorentina ha iniziato la stagione come doveva iniziare, cioè superando il primo turno di Coppa Italia (adesso l’aspetta un derby con la vincente di Pisa-Empoli) contro un Benevento che è andato a Firenze a giocarsela senza timore reverenziale, né filtri. Però, dopo sessanta secondi Prisco ha perso il pallone ricevuto al limite dell’area da Vannucchi nella “famigerata” costruzione dal basso, il tempo di far arrivare il pallone ad Atta, affondo e cross millimetrico per la testa di Gudmundsson e 1-0. Partita chiusa appena iniziata, anche se i sanniti ci hanno provato con gioco e coraggio e a chiuderla davvero è stato Kean poco oltre la mezz’ora, andando ad anticipare in acrobazia Scognamillo sul cross dalla fascia destra di Joao Mario, a sua volta innescato da Fagioli e poi più bravo di Beruatto nell’uno contro uno.

VIOLA INCISIVI. Torniamo indietro, però. Per raccontare come la Fiorentina, in questo agosto sulla bocca di tutti per un mercato di tanti e grandi acquisti in netta controtendenza con la linea generale della nostra Serie A, si è presentata alla prima. Intanto, si è presentata con il 4-3-2-1 provato per gran parte delle amichevoli, visto che l’esterno offensivo ancora non si è visto al centro sportivo e allora Grosso su questo sistema ha insistito, mettendo Gudmundsson e Atta alle spalle di Kean, mentre Fagioli faceva il regista tra Ndour e Brescianini e dietro oltre a Joao Mario (fuori nota Jimenez a scopo precauzionale) la difesa era completata da Dragusin e Ranieri centrali e da Valdepenas a sinistra. Il Benevento, si diceva, se l’è giocata, difendendo a quattro e costruendo a tre con Maita a prendersi il compito di cominciare l’azione, tant’è vero che alla fine il possesso-palla è stato 61-39 per le “Streghe”, andando poi a cercare soprattutto Lamesta che largo largo sulla fascia mancina qualche problema lo creava: suoi due tiri pericolosi, il secondo dei quali neutralizzato da De Gea con ottima parata. Ma la qualità tecnica superiore della Fiorentina trasformava spesso ogni tentativo in occasione o quasi, per vie centrali (traversa di Joao Mario al 22’) e in velocità (da Atta a Valdepenas, poi a Kean e infine a Gud che sparava alto da cinque metri), con un minimo comune denominatore, anzi due: sfruttare i piedi buoni di Fagioli, Atta e Gudmundsson e poi affondare il colpo dalle fasce, oppure aspettare il momento della riconquista per andare in contropiede a mille all’ora.

TUONO IN CAMPO. I sessantacinque secondi dell’1-1 sono diventati centoventi per spostare il punteggio sul 3-0: conquistato l’angolo, Fagioli ha trovato Dragusin che di testa ha allungato la traiettoria sul secondo palo dove Ranieri solissimo e a mezzo metro dalla porta spalancata ha firmato il tris. Insomma, il Benevento non ha nemmeno avuto il modo di provare a riaprire la gara, figuriamoci quando due minuti dopo Ndour ha messo dentro il 4-0 sull’assist di Brescianini. A quel punto la partita è diventata una specie di passerella di Ferragosto, in cui il Benevento s’è fatto bello con Lamesta per il gol di una piccola, grande soddisfazione, De Gea ha compiuto due parate plastiche su altrettante punizione e Fabio Grosso (rassicurato da Atta al momento dell’uscita dal campo del francese per un problema muscolare alla coscia: debutto ufficiale per Croci, classe 2010, il più giovane esordiente nella storia viola) ha poi dato spazio subito a Mastantuono, accolto in campo insieme ad Oulai, dagli applausi scroscianti dei 16.000 spettatori al Franchi la vigilia di Ferragosto e con un caldo umido insopportabile. Per dire insomma la voglia di Fiorentina. Di questa nuova, promettente Fiorentina.

Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport