Correre dello Sport su Oulai: "Ha struttura fisica di Kanté, e quella rabbia agonistica di non mollare mai"

Lo aveva detto Vanoli post Pisa: "Per me Oulai è un piccolo Kanté". Il paragone non è azzardato se si guarda le caratteristiche dei due calciatori.

17 settembre 2026 09:36
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« Per me Oulai è un piccolo Kanté». Garantisce Paolo Vanoli nel paragone tra il centrocampista ivoriano e il centrocampista francese campione del mondo 2018, che il tecnico varesino ha allenato nella stagione 2017-18 in cui è stato il vice di Antonio Conte sulla panchina del Chelsea. Oulai lo conosceva bene per averlo visto spesso, non ultimo al recente Mondiale americano, ma poi questi dieci giorni gli hanno rafforzato la convinzione: «Vedo molte similitudini tra i due - ha aggiunto Vanoli nel post-Pisa - anche se N’Golo ragionava di più, mentre Inao va frenato, ma ha ampi margini di miglioramento».

TODOCAMPISTA. Di sicuro, le dichiarazioni raccontano che al nuovo-vecchio tecnico viola sono bastati questi pochi giorni a Firenze per ritrovare le caratteristiche di Kanté in Oulai. Intanto, per deciderne la posizione. Nel secondo anno di Conte al Chelsea, quello in comune con Vanoli, il transalpino classe 1991 ha giocato sia da regista (con due mediani strutturati accanto) che da interno di corsa e inserimento, in quel caso di supporto ad un regista puro nel 3-5-2 che si modellava sugli avversari: martedì sera, nella prima da titolare con Vanoli in panchina, Oulai ha cominciato proprio da playmaker con Ndour e Brescianini ai fianchi per consentirgli il suo gioco fatto di recuperi e ripartenze, di corse e contrasti.  
 
SEMBRA N’GOLO. Oulai ha la struttura fisica di Kanté. Ha il passo svelto e le gambe veloci per ruotare su se stesso ed evitare così il pressing del marcatore diretto, oppure abbinando velocità di pensiero a velocità d’esecuzione per trasformare l’azione da difensiva in offensiva. Oulai di Kanté ha la capacità di accelerare pallone al piede, e magari a volte il rischio è di sbagliare i tempi e il tempismo, ma questo fa parte dei miglioramenti naturali a cui faceva riferimento Vanoli per uno che ha vent’anni. Ha soprattutto quella rabbia agonistica di non mollare mai se commette uno sbaglio o se l’altro è più bravo e gli scappa, dote che lo fa subito apprezzare da allenatore, compagni di squadra e tifosi che per motivi differenti hanno bisogno di calciatori così in mezzo al campo. O Oulai o Fagioli, è stato durante il breve regno di Grosso ed è stato così anche nelle due partite di Vanoli, seppur per ragioni “obbligate”: a Venezia c’era Fagioli e Oulai, non al meglio per l’infortunio muscolare patito la settimana precedente contro il Torino, è rimasto in panchina; contro il Pisa c’era Oulai e Fagioli non ha disputato neanche un minuto per scelta tecnica nel turnover verso il Napoli. «Oulai può giocare insieme a Fagioli, ma ci vuole equilibrio», sempre per risolvere il dubbio con le parole di Vanoli e magari gli sarà venuto in mente quando Kanté giocava al fianco di Fabregas a Londra per immaginare la coppia che a Firenze si aspettano di vedere in campo. Infine, ma non ultimo in ordine d’importanza, di Kanté (proverbiale la sua modestia) Oulai ha l’umiltà di chi sta un passo indietro e mai uno avanti. Premiato come miglior giocatore di Fiorentina-Pisa, c’è voluta la spinta (nel vero senso della parola) di tutto il gruppo per mandarlo sotto la Curva con il trofeo in mano a prendersi gli applausi. E poi, tornato lì nel mezzo a festeggiare la vittoria, il buon Christ Inao s’è preso anche uno scappellotto da De Gea: il capitano che riconosce quelli bravi.

Lo scrive stamattina in edicola il Corriere dello Sport